Scau Studio: in mostra l’architettura sostenibile

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Capita di girovagare per le strade della città e notare mostri di cemento che sembrano mangiare l’aria, la vista e un pezzetto di buonumore di chi guarda. Sarei ingenerosa se dicessi che questo succede solo a Catania, ma nel capoluogo etneo l’abusivismo e la speculazione edilizia dei decenni passati hanno certo deturpato parte del centro urbano e della provincia.

Ogni tanto però qualche buona notizia c’è. A Catania dal 1980 esiste uno studio d’architettura che ha come obiettivo quello di progettare edifici che strizzino l’occhio alla tecnologia, ma anche alla sostenibilità. E’ lo Scau Studio, che tenta di coniugare nei suoi lavori il linguaggio estetico modernista con l’attenzione al contesto ambientale in cui poi questi prenderanno vita. «Alla base di ogni progetto c’è l’equilibrio tra architettura e natura – spiega Angelo Vecchio, il fondatore dello studio – Il nostro lavoro si basa sulla lettura del territorio e la realizzazione in esso di elementi che siano in armonia con la storia e il futuro».

Adesso, parte dei lavori sviluppati da Scau saranno in mostra a Palermo attraverso gli scatti di Giovanni Chiaramonte, fotografo e storico della fotografia italiana. La cornice sarà Palazzo Chiaramonte-Steri, che ospiterà l’esposizione fino al 12 novembre. Progetto e immagine. Scatti di architettura sostenibile vuole essere anche un modo per raccontare il territorio siciliano di oggi utilizzando un linguaggio comune alle due diverse discipline: la fotografia e l’architettura, appunto.

Quello che ne viene fuori è un’immagine diversa della città e del suo hinterland. Non più solo il grigiore di certi palazzoni – che sembrano messi lì solo per far dispetto a qualche antico e apprezzabile edificio appena accanto -, ma anche una Catania con delle oasi moderne e a misura d’uomo.

[Foto: uno dei progetti di Scau Studio, gli uffici Repin ad Aci Catena; di Giovanni Chiaramonte]

Da oggi «Noi decidiamo»

Schermata-1.pngC’era una volta un semplice cittadino che bussò alla porta del sindaco di Catania. Non aveva appuntamento, non aveva avvertito, non si era fatto precedere da alcuna telefonata. «Avanti! Entri pure, la stavo aspettando. Oggi è il mio giorno di ricevimento» disse il sindaco.

Nel 1995 qualcuno deve avere immaginato una storia simile. Così dev’essere nato lo Statuto della città di Catania, che in una sua parte permette ai cittadini di partecipare alla vita politica in modo diretto, senza i filtri della burocrazia. Ci sono voluti però 15 anni affinché quel documento così illuminato potesse funzionare. Perché allo statuto mancava, diciamo così, il libretto d’istruzioni.

Lunedì sera il Consiglio comunale di Catania ha approvato all’unanimità il regolamento che disciplina gli istituti di partecipazione popolare. Proposto dal comitato Noi decidiamo – gruppo nato nel 2007 e formato da singoli cittadini, associazioni e comitati di quartiere – era stato poi presentato in consiglio dall’opposizione e, dopo un anno e mezzo di iter, è finalmente stato votato.

Ma riavvolgiamo il nastro di questa vicenda paradossale. Lo statuto comprende al titolo IV gli Istituti di partecipazione popolare, che forniscono ai cittadini degli strumenti efficaci per far pesare la propria opinione. O forse sarebbe meglio dire avrebbero potuto. Perché allo statuto – dal 1995 fino all’altro ieri – mancava un pezzo fondamentale: il regolamento per attuarlo.

I cittadini potevano in teoria avanzare istanze – che il sindaco avrebbe avuto l’obbligo di valutare -, proporre petizioni e referendum, far valere il diritto d’udienza. Secondo quest’ultimo, una volta fissati i giorni e gli orari, gli amministratori comunali devono essere a disposizione dei cittadini. Tutto questo, se solo si fosse capito come farlo.

Adesso però questi diritti diventeranno reali. Basterà attendere gli ultimi tempi tecnici – meno di un mese – per la pubblicazione del regolamento attuativo. E attendere che il Comune aggiunga in bilancio i fondi per sostenere gli istituti di partecipazione popolare.

[Foto di Lumatic]

Jean Calogero: sogni su tela

 

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Non basta che la fantasia si scapricci, non basta ciò che può risultare impossibile. Occorre l’incursione nella psicologia del profondo. Ossia un’attitudine […] fortemente introspettiva, spontaneista nella propria follia.

La prima volta che mi è capitato di vedere i quadri di Jean Calogero mi sono sentita catapultata in una fiaba. Una di quelle un po’ misteriose però. Mai avrei pensato di avere a che fare con un artista catanese.

Vuoi per il nome, vuoi per la fama, vuoi perché in Calogero anche gli scorci di Acitrezza sembrano diversi, esotici e irreali, rispetto a come li vedi ogni giorno.

Adesso i figli hanno deciso di promuovere una mostra a lui dedicata. Jean Calogero, l’antologica sarà visitabile fino al 12 dicembre presso il centro culturale Le Ciminiere (viale Africa 12).

Dalla sua prima esposizione personale – nel 1951 alla Galleria Hervé di Parigi – alla scomparsa, nel 2001: più di cento tele ripercorreranno le evoluzioni dell’arte di Jean Calogero.

E per imparare a conoscere ancora meglio l’artista, insieme alla mostra è stato pubblicato anche un volume curato da Carmelo Strano, ordinario di Estetica dell’Università di Catania. Sue sono le parole che aprono la segnalazione di questo evento, per spiegare come l’etichetta di surrealista stia un po’ stretta a un artista come Calogero.

[Foto: un’opera di Jean Calogero, Galleria Artesia – Archivio Fotografico Jean Calogero]

L’Etna posa per le prime foto 3D da satellite

vulcano_etna_catania.jpgL’Etna sorride, il satellite scatta. Il soggetto scelto per le prime foto tridimensionali del nostro pianeta è stato il vulcano catanese. Un primissimo piano, più particolareggiato che mai.

Un ritratto a meno di 12 metri, una rivoluzione rispetto agli scatti spaziali tradizionali effettuati a 60 o 90 metri. I singolari fotografi sono stati due satelliti molto più nordici, TanDEM-X e TerraSAR-X del centro aerospaziale tedesco. I due lavorano a distanza di 350 metri l’uno dall’altro.

L’Etna ha quindi inaugurato un sistema innovativo che, nei prossimi tre anni, fotograferà tutta la terra.

[Foto di VolcanoDiscovery]

Catania maglia nera della qualità ambientale

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Catania fa acqua da tutte le parti. Letteralmente. Il capoluogo etneo risulta ancora una volta ultimo nella classifica Ecosistema Urbano 2010, indagine della qualità ambientale delle città italiane. Legambiente – in collaborazione con la società di ricerca Ambiente Italia e il Sole24Ore – già l’anno scorso aveva bocciato la città.

Un declino neanche troppo lento: rispetto a tre anni fa, Catania ha perso nove posizioni. Su 103 città in classifica.

Una maglia nera che non appare ingenerosa. Secondo i dati di Legambiente, la qualità dell’aria in città non è affatto ottimale. La rete idrica disperde fino alla metà dell’acqua. Il trasporto pubblico è poco utilizzato e – i catanesi lo sanno bene – non senza motivazioni. Ma non va meglio nemmeno a chi vorrebbe comunque evitare di usare la macchina: Catania, secondo la classifica, ha pochissimi centimetri di suolo pubblico destinati a pedoni, ciclisti e zona a traffico limitato. Per non parlare del verde – meno di 5 metri quadri per abitante – e della bassissima percentuale di raccolta differenziata effettuata.

Come sempre, a salvare la città è il sole. Catania si piazza al quinto posto per i metri quadrati di pannelli solari istallati sugli edifici comunali ogni mille abitanti.

Trent’anni di ritratti siciliani in mostra a Catania

2431548584_7ddebda1f7.jpgTrent’anni di storia della Sicilia. Anzi, dei siciliani. C’è tutto questo nelle fotografie di Ugo Macca.

Ritratti siciliani 1980-2010 è una galleria fotografica in mostra a Catania fino al 22 ottobre, al Bruca Studio (in via Bruco 10-12) dalle 17 alle 22. Visi, volti, personaggi incontrati dal fotografo in tre decenni di frequentazione della trinacria.

Persone comuni, ma anche personaggi della cultura e artisti. Un’istantanea della vita degli isolani scattata da chi viene da fuori. E’ questo che rende forse la mostra più interessante.

Il fotografo Ugo Maccà, vicentino di origine, ha reso la Sicilia la sua seconda terra. E in particolare Mistretta, un comune di poco più di 5mila abitanti nel Parco dei Nebrodi, in provincia di Messina. La prima volta che vi è arrivato era proprio l’estate del 1980, punto d’inizio del percorso fotografico in mostra. Uno sguardo quindi, il suo, vicino e lontano al tempo stesso.

O per dirla con le parole di Sebastiano Lo Iacono: in Maccà, la poetica dello sguardo non è mai voyeurismo. E’ poesia che scruta dentro. Non è sguardo sulla superficie delle cose. E’ sguardo che parte da dentro.

Nella mostra a Catania, ad accompagnare la visione delle foto, ci saranno i testi di Sebastiano Mangiameli e le musiche di Nello Tamburello.

[Foto di Rosping]

«Quando le ha uccise non era pazzo». Parla la figlia di Carmelo Sanfilippo

carmelo sanfilippo_catania_ansa.jpgMentre tutta Italia tiene il fiato sospeso per il caso di Sara Scazzi – la ragazzina di Avetrana uccisa dallo zio – a Catania si svolge un’altra puntata di uno dei fatti di cronaca più crudi dell’ultimo anno. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania ha disposto una perizia psichiatrica per Carmelo Sanfilippo, l’uomo che l’anno scorso ha ucciso a coltellate moglie e figlia nel quartiere catanese di San Giorgio.

Il gip vuole accertare se, al momento dell’omicidio, Sanfilippo fosse in grado di intendere e di volere. Una decisione a cui si oppone l’altra figlia, un’adolescente unica superstite della tragedia. «Lui deve rimanere in carcere – ha detto la ragazza -. Questa perizia psichiatrica non si deve fare e anche se si fa non servirà a niente perché lui non è pazzo. Deve essere fatta giustizia e basta. Per mia mamma e per mia sorella».

La ragazzina, 13enne, rifiuta l’ipotesi della follia del padre, ripercorrendo quei momenti: «Mi diceva “Chiama l’ambulanza, chiama l’ambulanza” – racconta -. Digli che “Mio papà ha fatto male alla mamma e sta morendo”. E intanto io sentivo mia madre che gli gridava “Fermo io ti amo, ti amo” e lui non le credeva. “Non è vero”, le diceva e continuava».

Era il 26 ottobre del 2009 quando Carmelo Sanfilippo, all’alba, ha ucciso a coltellate la moglie – Maria Rosaria Drago, 35 anni – e una delle figlie, 8 anni; ferendo gravemente l’altra. Con le stesse armi, due coltelli dalle lame lunghe sette centimetri, l’uomo ha poi tentanto di togliersi la vita. La ragazzina ricorda così l’aggressione del padre: «A un certo punto mi insegue intorno al tavolo e poi mi spinge verso il muro. Cerca di colpirmi, io mi difendo dandogli calci, ma poi lui mi ha soffocato. Gli dicevo “Ma noi ti vogliamo bene perché fai questo?”, e lui zitto».

La decisione di disporre una perizia psichiatrica su Sanfilippo arriva anche per tentare di ricostruire un tassello fondamentale della vicenda, ancora mai chiarito: il movente. Da quanto emerge anche dalle parole della figlia, pare che la famiglia non avesse particolari problemi.

[Foto: Carmelo Sanfilippo e la moglie, uccisa il 26 ottobre del 2009; Ansa]

‘L’Isola diversa’, va in scena la scoperta dell’altro

caravella.JPGDatemi una barca. Disse l’uomo.

E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere, domandò il re.

Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, rispose l’uomo.

Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più, sono tutte sulle carte. E qual è quest’isola sconosciuta di cui volete andare in cerca?

Se ve lo potessi dire allora non sarebbe più sconosciuta.

Il racconto dell’isola sconosciuta del premio Nobel portoghese José Saramago è la storia di un viaggio verso un luogo invisibile ai più. Perché esiste solo per chi sa vedere altro.

E proprio un viaggio nell’altro è quello che andrà in scena domani alle 21 al Centro Zo, a Catania, in piazzale Asia 6. La replica sarà venerdì, dalle 15 alle 21 e il prezzo del biglietto è di 10 euro. L’isola diversa, di Monica Felloni, è un’opera ispirata al lavoro di Saramago, ma indaga nel mondo delle persone diversamente abili.

Lo spettacolo offre al pubblico un punto di vista differente sugli handicap, portati in scena dagli artisti. Attori pieni, del Teatro Stabile di Catania, e non solo disabili. Sequenze di immagini – dal vivo e in video – accompagnano lo spettatore alla scoperta di quest’isola sconosciuta. Basta guardare bene.

Arriva il robot lavora rifiuti: tra risparmio e sostenibilità

tracciare_rifiuti_mit_riciclare_rifiuti_tracciare_rifiuti_mit_4.jpgC’erano una volta le campane per la raccolta differenziata dei rifiuti. A Catania, a dire il vero, si sono viste per poco. Nemmeno il tempo sufficiente affinché le famiglie imparassero a rendere quotdiano un gesto così importante.

A un certo punto, le campane sono scomparse. Chissà dove e perché. Impossibile pretendere che i cittadini prendessero la propria macchina e andassero in cerca delle superstiti in pochi punti della città.

Eppure, proprio in un contesto così disastroso, oggi viene presentata una nuova idea: Nowaste, che sta per “New Organic Waste Sustainable Treatment Engine”. Si tratta della sperimentazione di un nuovo elettrodomestico, progetto che viene presentato oggi, alle 9:30, al Monastero dei Benedettini a Catania.

Il robot servirà a trattare la parte organica dei rifiuti direttamente a casa, così che arrivino in discarica già pronti per essere bruciati e separati da quelli riciclabili, come carta, plastica o vetro. Parliamo, ad esempio, degli avanzi di cibo, dei fazzoletti sporchi e – per chi ha il pollice verde – anche degli scarti della potatura. Un bel risparmio nella strategia di raccolta differenziata e trattamento dei rifiuti.

L’idea è dell’ente no profit Irssat – Istituto di Ricerca, Sviluppo e Sperimentazione sull’Ambiente e il Territorio – e coinvolgerà mille famiglie, che proveranno per un anno il prototipo. Tre i comuni coinvolti, rappresentativi di altrettante realtà: un centro turistico, uno rurale e uno industriale. Castelmola, provincia di Messina, sarà interessata interamente dalla sperimentazione; Gaggi, nella stessa provincia, sarà coperta per metà e a Melilli, comune del siracusano, il test coinvolgerà un intero quartiere. Durante tre fasi di prova, per una durata totale di 30 mesi, si cercherà di capire come utilizzare il nuovo robot su larga scala.

[Foto di John Knechtel]

Lupus in fabula: quando il fumetto docet

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Expecto patronum! escalama Harry Potter, brandendo una bacchetta. Delirant isti Romani! è il motto di Asterix. In questi casi, c’hai sempre vicino l’amico che ha frequentato il liceo classico: si gira, ammica e – finto noncurante – traduce. Fiero di aver trovato un’utilità ai suoi studi.

Certo è che la lingua latina non passa mai di moda. Che si tratti di ricreare ambientazioni remote o conferire un’aurea di mistero e saggezza, la lingua degli antichi romani torna sempre. E se ne sono accorti anche alla facoltà di Lettere e Filosofia di Catania. Tanto da aver organizzato per oggi alle 17 un seminario dal titolo: Da Asterix a Harry Potter: attualità del latino nei fumetti.

harry-potter15.jpgIl professore Angelo Luceri – nell’aula A1 del Monastero dei Benedettini – discuterà con latinisti e curiosi del rapporto tra la lingua classica e i comics. E, perché no?, della possibilità di utilizzare questa tecnica moderna – almeno per i Romani – nello studio del latino.

[Foto: in alto, il villaggio di Asterix e Obelix, di Les Editions Albert-René/Goscinny-Uderzo; a destra, una scena del film Harry Potter e i doni della morte, della Warner Bros]