A passeggio tra farfalle e scarabei indonesiani

farfalla_amanda vivan.jpgBuone notizie per la cultura a Catania: stamattina riaprono il Museo di Zoologia e la Casa delle Farfalle di via Lago di Nicito 38. Dalle 9,30 alle 13 l’ingresso sarà gratuito.

Una buona scusa per far saltare la scuola ai bambini: portarli al Museo di Zoologia, il più antico di tutta la Sicilia. Fondato nel 1853, espone esemplari di animali dai diversi biomi, che è un modo complicato – ma scientifico – per dire ambienti di appartenenza. Tra le collezioni più note del museo, ci sono 160 uccelli donati nel 1911 dal Circolo cacciatori della Provincia di Catania. Poi diversi esemplari di mammiferi extraeuropei e di invertebrati marini e terrestri del 1986.

Dopo un giro al museo non è il caso di perdersi la Casa delle Farfalle. Un piccola serra dentro la quale crescono un centinaio tra farfalle, falene e altri insetti tropicali. Come gli scarabei indonesiani, gli insetti stecco e gli insetti foglia. Sempre che riusciate a vederli, perché si tratta degli animali che meglio si mimetizzano con l’ambiente intorno.

E per chi oggi non riuscisse a visitarli, niente paura. Non dovrete aspettare altri anni. Il Museo di Zoologia sarà aperto da domani a domenica dalle 9 alle 13 con un biglietto di 4 euro, in cui è compreso anche l’ingresso alla Casa delle Farfalle, dalle 10 alle 12.

[Foto di Amanda Vivan]

 

«Moralisti» pop-rock, Amor Fou in concerto

amor fou.jpgPer stasera non prendete impegni. A Catania arrivano I Moralisti. Al Clone Zone (via Scuto Costarelli 83), alle 22,30, il quartetto milanese Amor Fou presenterà il suo nuovo album in uscita il 4 maggio. Dopo due anni di pausa e a tre di distanza dal primo disco, La stagione del cannibale, si esibiranno con una formazione rinnovata.

Diluita un po’ la vocazione elettronica, la band ha trovato sul suo percorso Giuliano Dottori alle chitarre e Paolo Perego al basso. Resta invece il cantante e chitarrista Alessandro Raina, ex voce del gruppo indie-rock I Giardini di Mirò. Una garanzia di qualità a cui si aggiunge un’altra conferma: Leziero Rescigno dei La Crus. Questi quattro ragazzi della «Milano fuori le mura» per il loro progetto hanno trovato anche una produzione d’eccezione, la major Emi.

Simili ai Baustelle – ma non diteglielo – per sonorità e scelta intimista, gli Amor Fou de I Moralisti danno più spazio all’ascolto pop-rock, senza perdere in qualità cantautoriale. Ma, a differenza dei loro colleghi più noti, sanno farsi capire da tutti. Basta solo un po’ d’attenzione.

Sul palco insieme alla band saliranno i dieci personaggi delle loro storie. Gli Amor Fou daranno voce a uomini e donne, diversi per età ed esperienze, che raccontano al pubblico cos’è per loro la moralità. Matti e criminali, ma anche adolescenti e genitori. Storie che sarebbero anche quotidiane, se avessimo la pazienza di ascoltarle. Stasera ne avremo l’occasione, rischiamo?

[Foto Stereodinamica]

 

Quando il carcere è a orologeria

«Catania, carceri piene di sfigati» di SudPress

 

«Così nemmeno gli animali». I catanesi lo dicono spesso quando passano per Piazza Lanza. Parlano del carcere cittadino e delle condizioni di vita dei detenuti. 550 persone in una struttura che potrebbe ospitarne nemmeno 300. E dove gli agenti in servizio sono meno della metà di quelli che servirebbero.
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Per chi non avesse idea della situazione, segnalo questa interessante intervista a cura della redazione di SudPress, freepress d’inchiesta di cui vi avevo già parlato qualche tempo fa. Enrico Sciuto ha incontrato l’onorevole Rita Bernardini dei Radicali Italiani appena uscita dalla sua visita in carcere.

Nel video troverete il racconto dell’incontro con gli scafisti arabi arrestati dopo uno sbarco di migranti a Riposto, lo scorso ottobre. Giovanissimi, non parlano l’italiano e sono arrivati a Piazza Lanza senza nemmeno le scarpe ai piedi. Insieme agli altri detenuti, come spiega la Bernadini, affrontano anche le precarie condizioni sanitarie e gli immancabili sprechi. Ma senza dimenticare la dignità.

Ridere di mafia con Giulio Cavalli

giulio cavalli by maura pazzi.jpg«Ridere di mafia è una ribellione incontrollabile». A teatro come davanti a un libro. Ne è convinto Giulio Cavalli, che dai suoi spettacoli ha tratto un volume omonimo: Nomi, cognomi e infami. Che l’autore ci racconterà, insieme ai ragazzi di Addiopizzo Catania, durante la presentazione di domani alle 17:30 alla libreria Cavallotto (viale Jonio 32).

Un libro particolare di un personaggio particolare. Cavalli è nato a Milano, vive a Lodi sotto scorta e di mestiere fa l’attore teatrale. Non il magistrato e nemmeno il politico, non a Palermo e nemmeno a Catania. Ma i suoi spettacoli sono la testimonianza che si può parlare di certi temi in modo diverso e dare fastidio alla criminalità con niente di più semplice di una risata liberatoria. Uno sfottò per contrastare un presunto codice d’onore.

Nomi, cognomi e infami, pubblicato con Verdenero per Edizioni Ambiente, si apre con la prefazione del magistrato Gian Carlo Caselli. Come in una sorta di diario, Cavalli racconta di una vita – la sua – e dei suoi spettacoli. Storie che si incrociano con quelle di tanti altri personaggi, di ieri e di oggi, anche attraverso i piccoli gesti quotidiani. Come spiegare a un figlio cos’è accaduto in via D’Amelio il 19 luglio del 1992 o come pensare al fenomeno delle estersioni senza dimenticare il rovescio della medaglia, il lato che brilla di più: i ragazzi di Addiopizzo. Un capitolo è poi dedicato a Catania, città nell’«isola delle parole non dette», dove tra le poche voci c’era quella del giornalista Giuseppe Fava, interrotto solo dai suoi assassini, ma seguito oggi da decine di concittadini. Troppo pochi, ma presenti. Queste e tante altre storie, che vanno da Gela a Milano, si integrano alla perfezione nel racconto. Potrete curiosare tra le prime pagine del libro andando qui.

Un’ultima informazione per chi parteciperà all’incontro: Cavallotto non è una libreria qualunque. E’ nella lista – diffusa giovedì scorso da Addiopizzo – dei commercianti e imprenditori catanesi che non pagano il pizzo, al momento una cinquantina di negozi e aziende. Posti che i più di 4mila consumatori critici possono scegliere per i propri acquisti responsabili e pizzofree.

[Foto: Giulio Cavalli, di Maura Pazzi]

Ieri e oggi: la «raggiante Catania» in un docufilm

My Hometown – Catania TRAILER from Marco Pirrello on Vimeo.

 

«I cantanti neomelodici hanno veramente rotto le scatole, diciamolo pure». E’ già pronta la riscossa. Sono le nuove leve del rock etneo che tentano di riportare la città agli splendori del passato, agli anni ’90 della «raggiante Catania» di Carmen Consoli. Sono i protagonisti della scena musicale catanese di ieri e di oggi che Marco Pirrello ci racconta in My Hometown, Catania, docufilm che uscirà a dicembre nelle librerie cittadine, al prezzo di 9,50 euro (in alto trovate il trailer). Un’idea regalo natalizia per gli appassionati della musica, ma anche per chi ama la città. Perché l’incasso della vendita dei dvd andrà a Upress, associazione a sostegno del giornalismo universitario di cui fanno parte il magazine on line Step1 e Radio Zammù. Uno sguardo fresco in un panorama informativo chiuso da sempre a nuove voci.

Il regista di My Hometown, Catania, Marco Pirrello, è un giovane neolaureato e frequenta un corso propedeutico al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Il suo lavoro è però etneo al cento per cento, nato all’interno del laboratorio di Inchieste e Videogiornalismo di Step1. Nel dvd Marco ci condurrà in un viaggio attraverso le realtà di quattro gruppi musicali catanesi e dell’eredità che raccolgono. Un filo rock che ci riporta a figure come quella di uplettro.pngFrancesco Virlinzi, giovane produttore discografico etneo che ha lanciato, tra gli altri, la Cantantessa Carmen Consoli, Mario Venuti e Moltheni. Un ricordo – per chi c’era magari un po’ nostalgico – di momenti in cui Catania poteva permettersi di essere l’unica tappa italiana dei Rem. Altri tempi, altre teste, che adesso giovani come gli Introversia cercano di non farci rimpiangere. Come? Lo scopriremo in My Hometown, Catania.

Ridi responsabilmente, in teatro arriva Comics

sorriso.jpgLa miglior difesa è la risata. Nell’arte della guerra quotidiana – riveduta, corretta e aggiornata – questa potrebbe essere la massima principale. Ne sono convinti anche all’associazione culturale Ecco Godot che, dal 1993, presenta a Catania una rassegna di spettacoli comici promossa dal Teatro Stabile. Un cartellone dal divertimento non solo leggero, ma che sappia indagare con discrezione certi aspetti dell’animo e dei rapporti umani. Un umorismo di qualità, insomma.

Per convincervi, basta dare una scorsa al cartellone. Si inizierà sabato e domenica 20 e 21 novembre al Teatro Musco (via Umberto 312) con Cose che mi sono capitate a mia insaputa di Eugenio Ghiozzi, con Gene Gnocchi. Che poi sono la stessa persona: Eugenio per la mamma, Gene per tutti gli altri. Come farà lo scopriremo a teatro, ma Gnocchi trascinerà lo spettatore in una carrellata che coinvolge dal garante della privacy – identità sfuggente per missione si direbbe – al carrozziere che, a quanto pare, qualcosa c’entra pure lui.

Le risate continueranno il 10 e l’11 dicembre, nello stesso teatro, con Nando Varriale, comico e cabarettista napoletano che abbiamo già visto in trasmissioni cult come Zelig, Zelig Off e Colorado Cafè. A dargli il cambio – il 28 e 29 gennaio 2011 – sarà Max Pisu, il Tarcisio di Zelig, con il suo spettacolo Amnesie. Un campionario umano di memoria selettiva. Mentre chi si ricorda benissimo è l’ammodernatore della Divina Commedia (il suo sketch a Zelig ndr), l’attore teatrale e comico Maurizio Lastrico: Quando fai qualcosa in giro dimmelo – in programma per il 25 e 26 febbraio – che sia parcheggiare o passeggiare la notte perché soffri d’insonnia.

Per il gran finale, sul palco del teatro Ambasciatori (via Eleonora d’Angiò 17) il 31 marzo arriverà Francesca Reggiani. Una donna per raccontare Tutto quello che le donne (non) dicono. Un monologo che va dritto al pubblico, per indagare la figura femminile nella società e nella politica di oggi, ma anche nella coppia con le sue mille – buffe e un po’ nevrotiche – contraddizioni.

L’abbonamento all’intero cartellone costa 85 euro. Se invece volete ridere, ma con moderazione, il prezzo di un singolo spettacolo è di 20 euro.

[Foto di Giorgio Raffaelli]

Come a New Orleans, per sette giorni

a dianne reeves.jpgUna volta la chiamavano la Seattle d’Europa, per la sua vivissima scena rock. Ma i bassi di Catania – e pure i suoi fasti – si sono spenti da un pezzo. Per sette appuntamenti, però, la città si riscoprirà come ogni anno capitale del jazz, da domani 16 novembre al 6 maggio.

Riapre i battenti Catania Jazz, storica rassegna del capoluogo etneo che da anni ormai strizza l’occhio a realtà internazionali. A riaccogliere il pubblico – più di 10mila le presenze dello scorso anno – domani sera al Teatro Metropolitan alle 21:30, sarà la cantante Dianne Reeves, in quartetto con Peter Martin al piano, Reginald Veal al basso e Terreon Gully alla batteria. La vincitrice di quattro Grammy Award – tra cui quello per la colonna sonora di Good Night, and Good Luck, film del 2005 diretto da George Clooney – è una delle voci jazz femminili più apprezzate al mondo, pur spaziando dal rhythm’n’blues al pop. La sua presenza sarà anche la prima di quattro esclusive nazionali di questa 27esima edizione.

Un programma che vedrà alternarsi sulla scena le più varie personalità del jazz internazionale. Tra conferme e originalità, dal pianista cubano Chucho Valdés ai «veterani» Overtone Quartet (Dave Holland insieme a Jason Moran, Chris Potter ed Eric Harland), passando per il giusto mix di jazz ed elettronica di Omar Sosa e l’improvvisazione di Lawrence Butch Morris. Senza dimenticare il fado del tutto personale e intimo di Cristina Branco e il contrabbasso e la voce della riccioluta Esperanza Spalding.

L’abbonamento per l’intera stagione è di 85 euro, più un fregalo. Fuori programma – a ingresso libero per gli abbonati – verranno presentati i nuovi album della catanese Agata Lo Certo e della siciliana d’adozione Beatrice Campisi. Qui trovate i prezzi dei singoli concerti e dove è possibile acquistare i biglietti.

[Foto: la stella del jazz internazionale Dianne Reeves, fonte Google]

Mobilità sostenibile, cos’è e come si fa

biciclette_catania.jpgMobilità sostenibile, questa sconosciuta. Ci sono definizioni ed etichette che a sentirle lasciano un senso confortante di miglioramento ma che, a volerle definire, sfuggono come il vento. Soprattutto in una città come Catania.

Ma se vi dicessero «pedala, che risparmi e fa bene alla salute e all’ambiente»? Sarebbe più semplice, no?

Per questo oggi l’ufficio Mobility management dell’Università di Catania ha organizzato un’iniziativa dal titolo Mobilità sostenibile: istruzioni per l’uso. Una serie di incontri e prove pratiche per diffondere la cultura della mobilità sostenibile tra i cittadini, gli enti locali e le aziende. Proprio nella vita di tutti i giorni, senza teorie astratte.

Per questo, agli incontri tematici su quanto costa e cos’è la mobilità, i benefici sull’ambiente e sulla salute – a partire dalle 9:30 nell’aula magna del Palazzo Centrale dell’Università – si accompagneranno delle prove pratiche. Con partenza da piazza Università, i catanesi potranno provare ad andare in bici per la città. Embé?, potrebbe pensare chi ci legge da fuori. Ma in un posto dove anche solo attraversare la strada diventa uno sport estremo, i ciclisti di certo non si sprecano. E la colpa non è soltanto dei catanesi. Basti pensare ai mezzi pubblici, che passano con la stessa frequenza di un sei al supernalotto.

Per chi volesse provare, però, oggi è l’occasione giusta. E anche se siete un po’ pigri, niente paura: quelle messe a disposizione sono biciclette a pedalata assistita – cioè dotate di un piccolo motore – e ci si muoverà all’interno di un circuito. Se invece preferite prima studiare un po’ di teoria, un gruppo di giovani laureati in ingegneria sarà lì per elaborare per voi dei piani personalizzati di spostamento sostenibile, come quelli casa-università già ideati per gli studenti.

[Foto di Critical Mass Catania]

A scuola di traduzione

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Traduttore, traditore dice un detto. Ma se adattare un testo da una lingua a un’altra è un mestiere che contiene sempre un certo margine di rischio, delle regole esistono. E, per gli interessati, sarebbe meglio conoscerle.

Per questo a Catania, al Caffè Libreria Tertulia (via Michele Rapisardi 1-3), inizia oggi Il mestiere del traduttore letterario, corso pratico di traduzione letteraria dall’inglese. Trenta ore di lezione – ogni mercoledì dalle 15 alle 18 – tenute da due docenti di lingua dell’ateneo di Catania, Salvatore Ciancitto e Francesca Vigo. Ma anche esercitazioni in aula e sei mesi di tutoring on line. Il corso è a numero chiuso e a pagamento: non sono ammessi più di 15 allievi (per controllare la disponibilità basta mandare una email a info@storie.it) e la retta è di 400 euro.

Un prezzo che comprende anche il diploma finale con valore di crediti formativi e il materiale didattico che verrà fornito a ogni alunno durante la prima lezione: due libri con testo a fronte, un manuale con interventi e interviste didattiche e testi inediti, una guida a un uso ragionato di Internet per saper meglio utilizzarlo come fonte, poi esercizi e un questionario per verificare l’apprendimento e l’abilità di ricerca.

I requisiti per partecipare sono una discreta conoscenza della grammatica inglese e una buona padronanza della lingua italiana scritta. Perché per tradurre bisogna anche rendere. Il corso accompagnerà i futuri traduttori passo dopo passo, dai cenni di storia della traduzione alle regole pratiche, senza tralasciare l’aspetto del compenso e dei contratti.

Ai migliori allievi sarà proposta anche una collaborazione con la rivista letteraria internazionale Storie, dell’editore Leconte e del service editoriale Versatile di Roma, promotori dell’iniziativa.

Serafino Famà, un avvocato davanti alla violenza mafiosa

LetiziaBattagliaPalermo-1982light.jpg«Catania nel 1995 era una città difficile, intrisa di omertà, paura e accondiscendenza, purtroppo non molto distante dalla Catania di oggi». Così Flavia Famà ricorda quel 9 novembre di 15 anni fa in cui suo padre fu assassinato per ordine della criminalità organizzata.

Un nome, quello dell’avvocato Serafino Famà, che oggi non dice nulla a molti. Un nome che è salito brevemente all’onore delle cronache nel periodo dell’omicidio e che oggi si perde tra quelli delle centinaia di vittime delle mafie. Un nome, ma soprattutto una storia e un esempio, che verranno ricordati domani alle 16 nell’aula A2 del Monastero dei Benedettini, con il convegno Il singolo davanti la violenza mafiosa. Un momento di memoria attiva che riunirà la famiglia, i ragazzi del suo studio, i cittadini. «Perché credo ancora che ci sia una speranza per questa città», spiega Flavia.

Serafino Famà era un noto penalista catanese, difensore di diversi esponenti della criminalità organizzata come Piddu Madonia – ex numero due di Cosa Nostra e boss di Gela – e gran parte della famiglia mafiosa dei Pulvirenti. Un mestiere che svolgeva con passione, convinto che la tutela legale non potesse negarsi a nessuno. Tra i suoi assistiti c’era anche Giuseppe Maria Di Giacomo, boss a capo del clan Laudani, poi diventato collaboratore di giustizia.

Al momento dell’arresto, Di Giacomo era in compagnia della sua amante. Il legale del boss trovava utilissima per la sua scarcerazione una testimonianza della compagna. La donna però era difesa proprio dall’avvocato Famà, che le consigliò di avvalersi della facoltà di non rispondere. Prima di un favore a un collega, prima di piegarsi alla richiesta di un uomo pericoloso, per l’avvocato veniva la sua integrità professionale, che coincideva con l’interesse della sua cliente.

Giuseppe Di Giacomo venne arrestato. Dal carcere ordinò l’uccisione del suo legale che, raggiunto dai sicari, li convinse di come la colpa fosse in realtà dell’avvocato Famà, che non aveva voluto far loro un favore. Così, la sera del 9 novembre 1995, in pieno centro, due giovani killer a volto scoperto avvicinarono l’avvocato Serafino Famà mentre usciva dal suo studio con un collega e spararono sette colpi con una pistola calibro 7,65. Quattro di questi colpirono l’avvocato, morto poco dopo all’ospedale Garibaldi, dove era stato trasportato dal collega.

[Foto di Letizia Battaglia]