Sono Calderone e racconto la mafia a Catania, in teatro

 

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Un assassino può suscitare simpatia? A volte sì, se assistiamo alla sua trasformazione, se seguiamo da vicino il travaglio che lo abita e lo riempie di dolore. (D. Maraini)


Antonino Calderone
è stato il primo e ultimo uomo di spicco della mafia catanese che ha deciso di collaborare con la giustizia. Un ‘pentito‘, come si chiamano di solito i collaboratori, che ha affidato a Pino Arlacchi le sue memorie, raccolte nel libro Gli uomini del disonore. Una storia decennale della mafia catanese, fin dalle sue origini. Fin da quando, si diceva, “la mafia a Catania non esiste”. E invece c’era eccome, e la famiglia Calderone la gestiva, prima di essere spazzata via dalla lotta interna con i Santapaola e lo strapotere dei corleonesi.

Adesso il racconto del collaboratore e il libro di Arlacchi vanno in scena in una trasposizione teatrale, curata da Dacia Maraini. La scrittrice, poetessa, drammaturgo – che vede il teatro anche come luogo di informazione su temi sociali e politici – ha prodotto insieme al teatro Stabile di Catania lo spettacolo Mi chiamo Antonino Calderone, in scena fino al 28 aprile al teatro Musco (via Umberto, 312). Ad interpretare Calderone sarà l’attore Pino Caruso.

Una vicenda, quella del collaboratore di giustizia, che riguarda un pezzo di storia della città, ma che è anche personale. Gli omicidi, il codice d’onore interno, i rapporti con i potenti locali, la fuga all’estero, la scelta di “pentirsi”. Tutti elementi che fanno crescere nello spettatore una maggiore consapevolezza culturale del fenomeno mafioso, ma anche del degrado della città. O almeno, nelle parole della Maraini, “è ciò che vorremmo accadesse a un popolo, quello italiano, ancora troppo prigioniero dalla filosofia del ‘tanto non cambierà mai niente‘”.

[Foto: Pino Caruso interpreta Antonino Calderone al teatro Musco, di Teatro Stabile di Catania]

Rivoluzioni di fronte casa, Al Jazeera a Catania

Le rivolte nel mondo arabo. Così vicine, ma così sconosciute. Si combatte proprio di fronte a casa nostra, i cittadini di quei Paesi in fuga arrivano al Porto di Catania o vengono ospitati nel centro di Mineo. Ma quanto ne sappiamo veramente?

Un’occasione per capirci qualcosa è l’incontro di domani con Laith Mushtaq, cameraman e giornalista della tv araba Al Jazeera e collaboratore di Al Jazeera Talk, il blog che ha più coperto – e meglio – le rivoluzioni del maghreb. Mushtaq sarà ospite domani alle 17 nell’aula A1 dell’ex Monastero dei Benedettini (piazza Dante 32), per l’incontro dal titolo Al Jazeera talk – La news room della democrazia. A discutere con lui, oltre al pubblico,

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Laura Silvia Battaglia – giornalista del quotidiano Avvenire -, Fabio Chisari – docente di Storia sociale dei media dell’università di Catania -, i redattori e i tutor del magazine on line Step1, organizzatore dell’incontro.

Durante l’incontro, verrà presentato il video La rivoluzione di Al Jazeera di Salvo Catalano, un’intervista via skype dove il giornalista racconta la sua esperienza con Al Jazeera Talk.

“Non un mezzo, ma un’idea”, spiega Mushtaq. L’idea è nata nel 2007 e oggi raggruppa 144 corrispondenti in tutto il mondo arabo. Giovani, dai 18 ai 35 anni, e non solo professionisti. Nel popolo di Al Jazeera Talk ci sono blogger e comune cittadini con la passione dell’informazione. Proprio durante le rivoluzioni in Egitto e Tunisia, sono stati i milgiori – e in molti casi gli unici – testimoni diretti di quello che stava accadendo. Meglio di loro, insomma, non potrebbe spiegarcelo nessuno.

[Foto: il giornalista di Al Jazeera, Laith Mushtaq, di International Journalism Festival]

Figaro qua, là e a Catania. Firmato Dario Fo

dario fo.jpgE poi non dite che non vi avevo avvertito. Buone notizie in arrivo per gli amanti della lirica o per i curiosi che aspettavano l’occasione giusta per avvicinarsi a un mondo che può apparire a volte complicato (e pure un po’ noioso). Al Teatro Massimo Bellini di Catania è previsto un appuntamento speciale: dal 10 al 19 maggio andrà in scena Il barbiere di Siviglia firmato da Dario Fo.

Non stupisce la scelta dell’opera, considerata la migliore opera buffa italiana, ricca di spunti che spiazzano – e divertono – lo spettatore. Proprio come Figaro, al premio Nobel per la letteratura 1997 non mancano di certo le trovate sorprendenti. Lo scrittore-regista-drammaturgo – e tanto altro ancora – si è già cimentato tre volte nella regia di opere liriche e in tutti i casi ha scelto Rossini.

Ma in questa speciale edizione catanese de Il barbiere di Siviglia, potremo apprezzare nell’insieme la firma di Dario Fo, alla ricerca dei dettagli. Perché il maestro – come viene definito dai più – non si occuperà soltanto della regia, ma anche delle scene, dei costumi e delle luci.

C’è giusto il tempo insomma per procurarsi il biglietto. Al botteghino di piazza Vincenzo Bellini oppure on line. Per informazioni, si può chiamare al numero 095 7150921.

[Foto: il premio Nobel per la letteratura 1997 Dario Fo, di Ghirigori Baumann]

 

A Catania l’oro arancione cresce sugli alberi

arance_by davide restivo.jpgSapevate che le arance, quelle che noi compriamo a due euro al chilo, costano ai commercianti solo 10 centesimi? E perché, se Catania produce ogni anno 5 milioni e 500 mila quintali del prezioso agrume, al supermercato troviamo sempre varietà spagnole o marocchine?

“Spremute al bar costano quanto un aperitivo e i produttori si disperano perché guadagnano poco”. Ma allora chi ci guadagna davvero?

Ce lo spiega Nelly Gennuso nella sua inchiesta Crisi arancione, seconda puntata di approfondimenti su Catania di cui avevamo già parlato qualche giorno fa. Nel suo lavoro per il magazine on line Step1 – che integra quelli dei colleghi – la Gennuso ripercorre tutta la filiera della produzione etnea. Sullo sfondo, le campagne pubblicitarie che fanno delle arance rosse – esclusiva catanese – uno strumento portentoso contro i malanni. Ma che, si sa, come tutti i miracoli è anche un po’ caro.

Sempre sulla città è poi da segnalare un altro lavoro, per chi ama leggere anziché guardare e ascoltare. E’ Case Loro, il dossier curato da Agata Pasqualino sui beni confiscati alla mafia nel capoluogo etneo. La testata on line, insieme a Libera Informazione, ha messo su uno studio accurato sullo stato delle assegnazioni di questi beni. Non tantissimi – sono poco più di 500 – ma che fanno comunque di Catania la quarta città italiana per beni confiscati alla criminalità organizzata.

Ma che fine fanno queste case, garage, terreni, per non dire delle aziende? Dovrebbero essere utilizzati dal Comune, dalla Provincia o dallo Stato, o riassegnati ad associazioni ed enti utili nel sociale. E invece stanno lì a decomporsi. Troppo dissestati per essere riutilizzati e nessuno si cura di ristrutturarli. Oppure, come racconta la Pasqualino nel suo lavoro, dove dovrebbe esserci una caserma dei Carabinieri si vedono ancora i panni stesi di fresco. Colpa della burocrazia o della mentalità? Tra le pagine del dossier c’è già una riposta.

[Foto di Davide Restivo]

Valigia di cartone e tetti che crollano: storia di una città complessa

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Oggi, da Nord a Sud, c’è chi manifesta. Sono i precari, che chiedono di mettere fine all’ipoteca sul futuro dei giovani lavoratori. C’è chi poi solidarizza con loro da lontano: sono quelli andati via. Li chiamano “cervelli in fuga”, ma da cosa? “Andare all’estero è un dovere per gli studiosi che aspirano al massimo. Solo che da Catania non si scappa per amore di scienza. Ma perché il lavoro non c’è”. E’ la risposta che dà Stefania Oliveri nella sua videoinchiesta Cervelli oltre lo stretto, pubblicata sul magazine on line Step1 insieme ai lavori di altri colleghi. Tutti visibili in questa pagina-raccoglitore.

Catanesi che studiano o lavorano altrove: magari non più con la valigia di cartone, ma con un biglietto di sola andata, quello di sicuro. Insieme al lavoro della Oliveri, troviamo l’approfondimento di Salvo Catalano sui Catanesi a Milano. Un gruppo davvero numeroso: c’è chi voleva raggiungere il fidanzato e sposarsi, chi cercava lavoro, chi voleva realizzare un sogno. Tutti fuggiti via, verso una metropoli, così diversa dalla città etnea. Ma “in realtà non l’ho scelta”, racconta un catanese sotto la Madunina.

Nell’offerta delle videoinchieste, però, c’è anche altro.

“Non c’è pericolo, sono venuti gli ingegneri. Come tutte le cose poi…”. Una frase in stile catanese, per un atteggiamento molto catanese: Catania è un’area sismica, riconosciuta a livello europeo, ma soprattutto le scuole non sembrano affatto a norma. Crepe sui muri e tetti che crollano: il tutto con bambini e ragazzi dentro a fare lezione. Eppure i soldi per sistemarle c’erano. Che fine avranno fatto? Se lo chiede Federica Motta in Quando la scuola crepa, lavoro sul rischio sismico nelle strutture scolastiche a Catania.

E pare che gli spunti non siano finiti qua. Magari li segnaleremo in una seconda puntata, per continuare ad approfondire “questa città troppo difficile da comprendere se non la si vive sul serio”, per dirla con le parole di Rosa Maria Di Natale, giornalista e responsabile del laboratorio inchieste e videogiornalismo della testata.

[Foto di FasterDix]

Casa-università: 20 passi meno costosi ed eco-sostenibili

Nella carriera dello studente universitario etneo le difficoltà non stanno solo nel sostenere gli esami. Lui deve prima arrivarci in facoltà.

Macchine in tripla fila nelle vicinanze dell’ex monastero dei Benedettini. Auto ovunque lungo la circonvallazione. I mezzi pubblici – già poco puntuali di loro – bloccati. Perché non pensare a una (mezza) soluzione? No, magari non la bici, ché nel traffico catanese si rischierebbe di non arrivare affatto. Quella va bene solo per i ciclisti esperti.

A proporre un’alternativa ci ha pensato il Momact, l’ufficio di mobility management dell’università. In collaborazione con l’Atm, ha studiato un’iniziativa per promuovere l’uso dell’autobus urbano tra gli studenti, i autobus_by malevolisco.jpgprofessori e i dipendenti dell’ateneo etneo come scelta più adatta per il tragitto casa-università. Una buona idea in una città come Catania che – ne avevamo già parlato – è risultata 45esima su 50 città nella classifica 2010 dell’Osservatorio sulla mobilità sostenibile dell’associazione Euromobility. Troppe macchine, troppo traffico.

Da domani fino al 30 giugno, invece, chi studia, insegna o lavora all’università di Catania, potrà comprare dei carnet da 20 biglietti orari dell’autobus a un prezzo ridotto: ogni blocchetto costerà 12,50 euro, poco più di 60 centesimi a biglietto anziché un euro. I carnet sono nominali – possono essere quindi usati da una persona soltanto – e saranno a disposizione nei punti vendita Amt di piazza Stesicoro, della Stazione Centrale, di Piazza Borsellino (Alcalà) e all’Ufficio abbonamenti Amt di via Sant’Euplio 168. Per acquistarli, non dimenticate di portare con voi un documento d’identità e uno che attesti la vostra iscrizione all’anno accademico corrente (2010-2011) o la vostra posizione di dipendente dell’università.

Oltre che a risparmiare e fare bene all’ambiente, vi potrebbe anche capitare di vincere. Perché insieme all’iniziativa è stato lanciato un concorso. Ma dovrete conservare i biglietti convalidati: con almeno 50 si parteciperà all’estrazione finale di una bicicletta elettrica a pedalata assistita, di un I-phone con l’app I-Amt – per consultare la mappa delle linee Amt, utile per pianificare i percorsi alternativi dati i soliti ritardi dei mezzi – e un paio di scarpe ergonomiche Mbt. Per partecipare, dovete consegnare tutti i vostri biglietti utilizzati in una busta chiusa al Momact (via A. di Sangiuliano 257) entro il 6 luglio 2011 (ecco il regolamento completo).

Per chi vuole saperne di più, l’iniziativa si chiama Assaggia l’autobus ed è possibile chiedere informazioni al numero 095.7307820.

[Foto di Malevolisco]

Il Nievski festeggia Tuentifaiv

nievski catania.jpgAuguri Nievski! Lo storico pub catanese (via Alessi 15/17) compie 25 anni. E festeggia a modo suo. “Ebbene sì, siamo vecchi ma ancora vivi”, sta scritto sul sito. Tuentifaiv è la festa organizzata per stasera, per “i soliti” ma anche per i curiosi.

O soprattutto per chi è troppo giovane per aver vissuto i momenti d’oro di quello che è stato il primo pub etneo, fondato nel 1986. Frequentatissimo, leggendaria è la sua sala relax: libri e giochi da tavolo con cui intrettenersi, magari sorseggiando qualcosa.

Suggestiva è poi la posizione del locale: lungo la scalinata Alessi, a due passi da via Crociferi, uno dei più apprezzati esempi di barocco catanese.

Chicca finale, i festeggiamenti sono in puro stile catanese: dalle 23 in poi, è previsto un arrusti e mangia.

[Foto: di Nievski]

 

Catania-Palermo, quattro anni in una lettera

Per strada, sull’autobus o alla posta. Non importa dove avete passato la vostra giornata. Di sicuro non sarete riusciti a risparmiarvi un commento euforico sul derby calcistico di domenica.

Catania-Palermo. Quattro a zero. Non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non fosse che questo incontro particolare arriva a quattro anni dagli scontri che hanno portato alla morte palermo-catania.jpgdell’ispettore capo di Polizia Filippo Raciti. E se non fosse che, per la prima volta in questi quattro anni, i tifosi del Palermo erano di nuovo seduti sugli spalti dello stadio Massimino. Spalti di spine, certo, ma c’erano.

Tra i tanti commenti della giornata, più o meno graffianti, stavo per perdermi – e alcuni di voi con me – questo bel testo. Lettera a un palermitano che oggi va a Catania, di Roberto Puglisi su LiveSicilia.it. Un vero manifesto dell’amore per lo sport. Quello sano. Una lettera così toccante nella sua semplicità da far dimenticare per un attimo i fatti di quel 2 febbraio 2007.

Eccovene un’anticipazione. A voi che pensieri fa venire in mente?

Tu oggi vai a Catania per lavoro. E’ lunedì. E questo non rende affatto facili le cose. […] Avresti preferito altre imprese, me lo hai confessato al telefono. Avresti preferito affrontare il drago di Siegfrid armato soltanto di un coppino di calia e semenza. Avresti preferito riflettere sull’esistenza dei marziani, seduto su una pala di ficodindia. Tutto avresti preferito, fuorché andare a Catania per lavoro. Si sa, il lavoro è lavoro. Che poi non è nemmeno Catania (bellissima città) il punto dolente. E’ che a Catania ci stanno i catanesi. E, di solito, i catanesi sono contenti se il Catania vince. Se vince col Palermo, sono ancora più contenti. Se il giorno dopo gli capita tra le grinfie un palermitano, si sciolgono in purissima letizia.

Incontrerai il collega che incontri ogni lunedì. E lui come ogni lunedì ti chiederà: “Macco, chi fici u’ Palemmu?”.

Per continuare a leggere la lettera vai qui.

[Foto: per cavalleria, una foto di Piana Rosanero]

 

Dalla Tillandsia al bambù, piante e fiori rari si mettono in mostra

Ci sono le piante che mangiano l’aria. E i bambù, il pranzo preferito – anche perché l’unico – dei panda. Poi una quantità di camelie da far girare la testa e l’aloe sudafricana.

Se siete appassionati di giardinaggio o solo curiosi, per questo fine settimana tenetevi liberi. Nei Vivai Valverde (via dei Belfiore 111, Valverde), appena fuori il centro di Catania, sabato e domenica ci sarà Ciuriciuri. Non una rassegna di musica folkloristica, ma la prima mostra mercato di piante e fiori rari in Sicilia orientale. Una flora insolita, esposta da vivaisti collezionisti di tutta Italia. Una possibilità per dare un’occhiata a felci e gelsomini come non li conoscevamo, ma anche per acquistare piante particolari che non si trovano facilmente in commercio.

tillandsia.jpgOltre all’esposizione, sono previste anche due mostre: le foto di Ferruccio Carassale – noto fotografo di giardini, interni e viaggi – e la personale di pittura del catanese Alfio Pappalardo, pittore degli elementi naturali. Sempre Carassale terrà anche un corsoFondo Ambiente Italiano. di fotografia di giardini. Solo su prenotazione, per un massimo di 15 allievi e al costo di 40 euro per due lezioni da due ore, sabato e domenica. Poi, ancora, letture poetiche e incontri, come quelli di oggi, giornata dedicata alla presentazione: si discuterà di giardini storici, della tradizione dei vivai in Sicilia e del ruolo di tutela del

Le protagoniste sono però le piante. Le camelie del generale, più di 250 varietà originarie di Velletri e coltivate con metodo per la prima volta da Ettore Rolando, generale di Artiglieria in pensione. I bambù di Michele Carretta e l’albero dell’aloe originario del Sud Africa. Ma le vere regine sono esotiche, vengono da oltreoceano e sono studiate e ammirate da esperti e amatori: le Tillandsie.

Piante senza radici, si nutrono di aria. Parte dell’azoto necessario per la loro sopravvivenza è fornito anche dalle formiche: i piccoli insetti usano la pianta come riparo e, in cambio, regalano all’amica verde i loro preziosi scarti. E fanno bene anche all’uomo. Puliscono l’aria, trattenendo parte dell’inquinamento atmosferico prodotto dai riscaldamenti e dalle nostre macchine. Ma sono utili anche in casa: pensate al fastidioso e dannoso fumo della sigaretta che si attacca alle pareti. Ad assorbirlo – anziché i nostri polmoni – ci pensano le Tillandsie.

Per vederle da vicino, preparate il pollice verde e date un’occhiata al programma completo della mostra.

[Foto: la Tillandsia, di HK James Ho]