Stranieri, ma Arci-catanesi

scuola_no-razzismo_arci.jpgLe classifiche spesso vedono Catania agli ultimissimi posti. Che si parli di università, qualità della vita o lavoro basterà iniziare a scorrerle dal basso per incontrare in fretta il capoluogo etneo. La realtà non è molto lontana, ma capita che la città non ci si rispecchi. E i catanesi si danno da fare.

L’anno scorso l’Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), nel Rapporto sulle Migrazioni 2009, ha classificato Catania agli ultimi posti nella lista delle città con maggiore integrazione tra italiani e stranieri.

Un dato che stupisce passeggiando per le sue strade, dove non è difficile cogliere spezzoni di conversazioni in perfetto dialetto tra il vecchietto che alla Pescheria ci è nato e il ragazzo africano che si è ambientato in fretta. Ma quello dell’Ismu è uno studio che tiene conto di diversi fattori, alcuni dei quali penalizzano gli stessi catanesi da molti anni.

Tra questi, l’istruzione. In mancanza di una risposta istituzionale, c’è però una valida alternativa: i corsi serali di alfabetizzazione all’italiano organizzati dall’Arci etnea. Ormai al loro quinto anno, le lezioni stanno per ripartire e serviranno insegnanti volontari, disponibili nelle ore serali e con tanta curiosità.

“Da quest’anno faremo un apposito colloquio – ci spiega Claudia Barone, una delle coordinatrici – per valutare motivazione, conoscenza dell’associazione e forte interesse nei confronti della realtà migrante catanese e dell’intercultura”. Perché gli insegnanti volontari non dovranno limitarsi ad alfabetizzare gli allievi. Chi decide di investire del tempo in questo progetto sa che lo scopo è anche quello di combattere il razzismo e le discriminazioni attraverso il dialogo e la contaminazione delle diverse culture.

Un’occasione anche per abbattere i propri pregiudizi e stereotipi. Se leggendo fino a qui avete pensato agli stranieri solo come migranti extraeuropei e in condizioni disagiate, vi siete sbagliati. Catania attrae sempre di più studenti Erasmus – forse per la sua nota vita notturna -, giovani che svolgono il servizio volontario europeo e professionisti stranieri. Le motivazioni degli allievi neo-catanesi a seguire i corsi sono le più disparate: “Per alcuni di loro può valere l’approfondimento della conoscenza della lingua – racconta Claudia Barone – mentre per altri mi sento di dire che la conoscenza base serva non tanto per migliorare la condizione lavorativa, quanto per meglio comunicare nel nuovo contesto”.

L’esperienza vi incuriosisce? Se vi va di provare, potete scrivere all’Arci e richiedere il modulo di candidatura all’indirizzo email volontari@arcicatania.org.

Stranieri, ma Arci-catanesiultima modifica: 2010-09-10T12:38:00+02:00da admin
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