Chi ti lassaru i motti? – La morte come concetto di dono

ossa-di-morto.jpgSe sei bambino e vivi in Sicilia e un giorno ti svegli e ti dicono che dolcetti, scarpe, vestiti o giocattoli che hai trovato, disseminati da qualche parte in casa, te li hanno portati i morti, non puoi avere paura. I “morti” che non necessariamente devono appartenere alla famiglia, si prendono cura di te. Nella notte tra l’1 e il 2 Novembre vengono fuori dalle tombe e vagando per la città, saccheggiano pasticceri e commercianti per portare regali ai cari in vita, specialmente ai bambini. 
Nata dapprima come capodanno celtico nell’anno 835, la ricorrenza fu trasformata in religiosa solo dopo, da Papa Gregorio II. Questa che potrebbe sembrare una credenza macabra in realtà viene vissuta con gioia da grandi e piccoli. La paura per l’oscuro e l’ignoto viene dunque spezzata dalla tradizione che fin da piccolo ti abitua alla morte, alla sua presenza non esclusivamente legata ad eventi tristi ma a gesti benevoli e festosi.

Strettamente legata al valore simbolico del cibo, nei giorni attorno alla ricorrenza a Catania non mancheranno dolci e dolcetti tipici come l’ossa’e mottu (le ossa di morto), a frutta matturana (pasta di marzapane e mandorle), le rame di Napoli (non si capisce perché “di Napoli”), i bersaglieri (o “totò“, ricoperti da glassa al cioccolato o al limone), le piparelle (biscotti speziati con mandorle) e i nzuddi (aromatizzati all’arancia).

Come ogni anno a Catania, alla consueta “fiera dei morti” (situata nell’area del parcheggio Fontanarossa), sarà possibile trovare bancarelle con dolci tipici e giocattoli per un totale di 213 tra stalli e gazebo.

Saranno cambiati i tempi ma la domanda rimane sempre la stessa: “Chi ti lassaru i motti?” (Cosa ti hanno lasciato i morti?)


Chi ti lassaru i motti? – La morte come concetto di donoultima modifica: 2011-10-31T07:04:00+01:00da admin
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