Goor – la docu-fiction sull’immigrazione

clandestino.jpgGOOR – si presenta la docu-fiction sull’immigrazione, diretta da Alessandro De Filippo, giovedì 26 novembre alle 20, alla multisala Ariston di Catania (via Balduino 17/b), diretta da Alessandro De Filippo, responsabile del laboratorio multimediale di sperimentazione audiovisiva (la.mu.s.a.) della facoltà di Lettere e Filosofia.

Alla presentazione di “Goor”, una riflessione sull’incapacità di raccontare la complessità del fenomeno dell’immigrazione da parte dei media audiovisivi, interverranno, oltre agli interpeti e allo staff tecnico, il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli, l’assessore alla Famiglia del Comune di Catania Marco Belluardo, il preside della facoltà di Lettere Enrico Iachello e il viceprefetto del Comune di Catania Rosaria Giuffrè.

La sinossi. Venti immigrati. Una barca alla deriva, a motore spento. Unico suono il rumore del mare. E il respiro degli uomini. Mare, uomini e sole, nient’altro. Non c’è più acqua da bere e Ousmane sta male. Ha i brividi, suda, è freddo. Sta morendo. Bisogna decidere se tenerlo o buttarlo giù. Bisogna decidere se dargli la sua razione d’acqua da bere o lasciarlo spegnere. Era un amico Ousmane. Ma ormai è spacciato e la sua acqua da bere può servire a tutti gli altri.

Bisogna decidere. Questo è il nodo tragico di goor. Da questo viluppo di emozioni, religione, sentimenti, politica, etica, di storia e identità, nasce un tentativo di rappresentazione, il progetto di un film. Un film che però non riesce a raccontare una storia così complicata, un nodo così aggrovigliato e complesso. E si ferma a riflettere, si interrompe e si interroga. Perché ci sono cose che il cinema non sa raccontare. Non ci riesce. Il cinema è un medium riprovisivo, vive di riproduzione e di visione, esprime la realtà attraverso la rappresentazione mimetica, ma non è in grado di raffigurare temi complessi. Ecco perché goor si interrompe, e infrange i sogni degli autori, dei tecnici, degli attori, sugli scogli della complessità. Perché ci sono sempre mille motivi dietro o prima, ci sono premesse e postfazioni, commenti e note a margine.

E il cinema è così bello che non può torcersi o spezzettarsi dietro tante spinte e bisogni particolari. Il cinema vuole essere bello. Allora finge, si imbelletta, oppure obbedisce alla Società dello Spettacolo. Si offre come intrattenimento. L’ha fatto così tante volte che adesso forse non è più in grado di fare altrimenti. E goor vuole essere una riflessione proprio su questa incapacità consapevole, su questa rinuncia colpevole. Autori, tecnici e attori si chiedono: possiamo raccontare la nostra verità? Possiamo essere sinceri? E come?

Intanto siamo fermi in mezzo al Mediterraneo. In mezzo a quest’infinito panico di sole e di acqua salata. Che è stato il centro del mondo, che è stato il centro della cultura umana.