Un presidio per non dimenticare

pippofava_round robin.jpg«Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia». Così Giuseppe Fava diceva nella sua ultima intervista. Quasi una settimana prima di essere assassinato, a Catania, il 5 gennaio del 1984.

Adesso, 27 anni dopo, c’è ancora chi la pensa come lui. Giornalista, scrittore, autore di teatro e pittore. Uomo dalla passione civile, in tre parole.

Per questo, in una Catania sempre più distratta, come ogni anno un gruppo di cittadini si troverà in presidio alle 17 nella via a lui dedicata, di fronte al Teatro Stabile. Dove quella sera è stato raggiunto da cinque pallottole e dove adesso c’è una lapide che lo ricorda.

Subito dopo, alle 18, al Centro Zo (piazzale Asia 6) sarà consegnato il premio intitolato al giornalista. A riceverlo quest’anno saranno sei cronisti calabresi. Esperti d’informazione in un’altra terra difficile e quasi tutti precari.

Insieme alla premiazione, la Fondazione Giuseppe Fava, ha organizzato anche un convegno, dal titolo La mafia dei fatti. A discuterne con il pubblico saranno il magistrato Nicola Gratteri – procuratore aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria e autore di libri sulla ‘ndrangheta – insieme ad Alessandra Ziniti e Francesco Viviano, i due giornalisti del quotidiano La Repubblica che si sono occupati dell’ultima importante inchiesta antimafia siciliana, in cui è coinvolto anche il presidente della regione Raffaele Lombardo.

[Foto: la copertina di
Giuseppe Fava. Lo spirito di un giornale, il fumetto edito da Round Robin che racconta la figura del giornalista]

Ridere di mafia con Giulio Cavalli

giulio cavalli by maura pazzi.jpg«Ridere di mafia è una ribellione incontrollabile». A teatro come davanti a un libro. Ne è convinto Giulio Cavalli, che dai suoi spettacoli ha tratto un volume omonimo: Nomi, cognomi e infami. Che l’autore ci racconterà, insieme ai ragazzi di Addiopizzo Catania, durante la presentazione di domani alle 17:30 alla libreria Cavallotto (viale Jonio 32).

Un libro particolare di un personaggio particolare. Cavalli è nato a Milano, vive a Lodi sotto scorta e di mestiere fa l’attore teatrale. Non il magistrato e nemmeno il politico, non a Palermo e nemmeno a Catania. Ma i suoi spettacoli sono la testimonianza che si può parlare di certi temi in modo diverso e dare fastidio alla criminalità con niente di più semplice di una risata liberatoria. Uno sfottò per contrastare un presunto codice d’onore.

Nomi, cognomi e infami, pubblicato con Verdenero per Edizioni Ambiente, si apre con la prefazione del magistrato Gian Carlo Caselli. Come in una sorta di diario, Cavalli racconta di una vita – la sua – e dei suoi spettacoli. Storie che si incrociano con quelle di tanti altri personaggi, di ieri e di oggi, anche attraverso i piccoli gesti quotidiani. Come spiegare a un figlio cos’è accaduto in via D’Amelio il 19 luglio del 1992 o come pensare al fenomeno delle estersioni senza dimenticare il rovescio della medaglia, il lato che brilla di più: i ragazzi di Addiopizzo. Un capitolo è poi dedicato a Catania, città nell’«isola delle parole non dette», dove tra le poche voci c’era quella del giornalista Giuseppe Fava, interrotto solo dai suoi assassini, ma seguito oggi da decine di concittadini. Troppo pochi, ma presenti. Queste e tante altre storie, che vanno da Gela a Milano, si integrano alla perfezione nel racconto. Potrete curiosare tra le prime pagine del libro andando qui.

Un’ultima informazione per chi parteciperà all’incontro: Cavallotto non è una libreria qualunque. E’ nella lista – diffusa giovedì scorso da Addiopizzo – dei commercianti e imprenditori catanesi che non pagano il pizzo, al momento una cinquantina di negozi e aziende. Posti che i più di 4mila consumatori critici possono scegliere per i propri acquisti responsabili e pizzofree.

[Foto: Giulio Cavalli, di Maura Pazzi]

Tre spettacoli di solidarietà per i Siciliani

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Tre esclusive serate estive per “I Siciliani”, 28 luglio, 20 e 27 agosto. A organizzarle la Fondazione Fava in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Catania, presso il Cortile Platamone (Via Landolina, 11) alle ore 21, al costo di dieci euro.

Il 28 luglio, ci sarà uno speciale concerto di musicisti isolani per “I Siciliani”.

Il 20 agosto per la messa in scena di “Foemina Ridens”, spettacolo teatrale adattato da Pippo Fava.

Il 27 agosto una serata al femminile, con esibizione di artiste siculiane.

Come ricorderete, parte della redazione de “I Siciliani” rischia di perdere la casa per un pignoramento legato ai debiti della cooperativa Radar che gestiva il mitico giornale antimafia fondato da Giuseppe Fava.

 

Per contribuire economicamente:

Bonifici sul cc della “Fondazione Giuseppe Fava”
Credito Siciliano, ag. di Cannizzaro, 95021 Acicastello (CT)
iban: IT22A0301926122000000557524
causale di ogni bonifico: per “I siciliani”

I Siciliani e i pignoramenti

isiciliani_radar.jpgLa cooperativa Radar, creata alla fine del 1982 per far nascere una rivista passata alla storia, I Siciliani diretta da Giuseppe Fava, è stata per anni simbolo per molti giovani, catanesi e non, di libertà di informazione e di coraggio: dopo l’assassinio del Direttore per mano della mafia catanese, il 5 Gennaio 1984, i giovani redattori del giornale continuarono imperterriti a far uscire il giornale, sempre gestito dalla cooperativa Radar. Alcuni di loro si assunsero il ruolo di Consiglio di Amministrazione, mettendo a copertura dei rischi finanziari del giornale i propri beni personali. Questa storia, di coraggio senza compromessi, risale a 25 anni fa, ma è tornata attuale da poco tempo: i membri dell’allora CdA della cooperativa Radar, Graziella Proto, Elena Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza e Lillo Venezia rischiano per via di quell’atto di coraggio di perdere le proprie case, già pignorate peraltro. La cooperativa infatti fallì, e al fallimento è seguita una sentenza (in primo grado, ma notificata per eccesso di “zelo”, nonostante il creditore principale,  l’Ircac, non esista più) di fallimento, che fra interessi, more e spese vale ora circa 100 mila euro. Gli ufficiali giudiziari sono passati all’opera e la casa natale di Giuseppe Fava rischia di essere messa all’asta, insieme a quelle dei coraggiosi redattori-amministratori.

Le ragioni che hanno portato al fallimento della cooperativa Radar sono tutte fuorchè legate alla “cattiva gestione”: il giornale I Siciliani vendeva benissimo, ma era osteggiato apertamente a Catania, dove gli imprenditori sotto pressione dei poteri forti dell’epoca, “I Cavalieri” e i politici di cui scrivevano cose non lusinghiere (ma sempre vere) e le famiglie mafiose, non investivano una lira in pubblicità su un mensile che vendeva più di 10mila copie al mese… Per questo, ricopio qui il numero di conto corrente lasciato dalla Fondazione Giuseppe Fava per riuscire a risolvere la situazione pesantissima venutasi a creare, in attesa della sentenza di appello che si spera blocchi tutto.

Per contribuire economicamente:

Bonifici sul cc della “Fondazione Giuseppe Fava”
Credito Siciliano, ag. di Cannizzaro, 95021 Acicastello (CT)
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