A Catania l’oro arancione cresce sugli alberi

arance_by davide restivo.jpgSapevate che le arance, quelle che noi compriamo a due euro al chilo, costano ai commercianti solo 10 centesimi? E perché, se Catania produce ogni anno 5 milioni e 500 mila quintali del prezioso agrume, al supermercato troviamo sempre varietà spagnole o marocchine?

“Spremute al bar costano quanto un aperitivo e i produttori si disperano perché guadagnano poco”. Ma allora chi ci guadagna davvero?

Ce lo spiega Nelly Gennuso nella sua inchiesta Crisi arancione, seconda puntata di approfondimenti su Catania di cui avevamo già parlato qualche giorno fa. Nel suo lavoro per il magazine on line Step1 – che integra quelli dei colleghi – la Gennuso ripercorre tutta la filiera della produzione etnea. Sullo sfondo, le campagne pubblicitarie che fanno delle arance rosse – esclusiva catanese – uno strumento portentoso contro i malanni. Ma che, si sa, come tutti i miracoli è anche un po’ caro.

Sempre sulla città è poi da segnalare un altro lavoro, per chi ama leggere anziché guardare e ascoltare. E’ Case Loro, il dossier curato da Agata Pasqualino sui beni confiscati alla mafia nel capoluogo etneo. La testata on line, insieme a Libera Informazione, ha messo su uno studio accurato sullo stato delle assegnazioni di questi beni. Non tantissimi – sono poco più di 500 – ma che fanno comunque di Catania la quarta città italiana per beni confiscati alla criminalità organizzata.

Ma che fine fanno queste case, garage, terreni, per non dire delle aziende? Dovrebbero essere utilizzati dal Comune, dalla Provincia o dallo Stato, o riassegnati ad associazioni ed enti utili nel sociale. E invece stanno lì a decomporsi. Troppo dissestati per essere riutilizzati e nessuno si cura di ristrutturarli. Oppure, come racconta la Pasqualino nel suo lavoro, dove dovrebbe esserci una caserma dei Carabinieri si vedono ancora i panni stesi di fresco. Colpa della burocrazia o della mentalità? Tra le pagine del dossier c’è già una riposta.

[Foto di Davide Restivo]

Il Mare di Mezzo, Gabriele Del Grande

ilmaredimezzo.jpgUn incontro con il blogger e scrittore Gabriele Del Grande (Fortress Europe) domenica 16 maggio alle 19, alla libreria Tertulia (via Michele Rapisardi, 1), per presentare il suo libro Il Mare di Mezzo”. Tre anni di inchieste in un unico avvincente racconto. Un viaggio tra memoria e attualità attraverso le storie che fanno la storia.

Gabriele Del Grande, giornalista ed autore del blog Fortress Europe – l’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione – è stato espulso dalla Tunisia ed è nella lista nera dei servizi segreti locali. Si mette sulle tracce dei somali e degli eritrei respinti in Libia, facendo luce sul più misterioso naufragio mai verificatosi sulla rotta per l’Italia. La rete di informatori di Del Grande si allarga dalla costa meridionale del Mediterraneo all’Italia e ai centri di espulsione. Ne nascono inchieste su truffe e pestaggi. E parecchi guai. Ma come insegnano i pescatori di Mazara non ci si può girare dall’altra parte. E il viaggio alla ricerca della verità continua, dal Nilo al Burkina Faso.

Gabriele Del Grande è nato a Lucca nel 1982, si è laureato a Bologna in Studi Orientali. Scrive su L’Unità, Redattore Sociale e Peace Reporter. Collabora anche con Lettera27. Nel 2006 ha fondato l’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione Fortress Europe. Per infinito edizioni ha pubblicato Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo (2007, seconda edizione, maggio 2008), Roma senza fissa dimora (2009), Il Mare di Mezzo (2010). Parteciperà all’incontro il giornalista e scrittore Giuseppe Lorenti. Modera Roberto Sammito.

Media partner dell’incontro sono Radio Zammù, Step1, Ustation. Con la preziosa collaborazione di Upress, associazione per la promozione del giornalismo universitario.

Una inchiesta collettiva per Catania

speculation.jpgUna sfida in sette giorni partita da Step1: scrivere un dossier su un argomento catanese per fare un’unica grande inchiesta su Catania. Partita giorno 22, la sfida si è conclusa ieri: in realtà sono stati 6 giorni, tutti di folle corsa per arrivare alla termine, il 31 gennaio, con dell’ottimo materiale. Il risultato lo potete vedere in questa pagina, creata anche questa apposta per l’occasione. All’inchiesta collettiva, dato che hanno risposto in 11 all’appello, è stato dato il nome ELEVEN catania.

Gli argomenti? Si parla «della Catania dei quartieri e degli sgomberi forzati, della Catania illegale e mafiosa, della Catania generosa e forte dei volontari, della Catania che non ha perso il coraggio dell’antiracket. Della Catania da amare e da odiare.», citando le parole di Rosa Maria Di Natale, famosa giornalista catanese che ha coordinato questo progetto.

Vi lascio alla lettura, alla visione, all’ascolto di questo concentrato di catanesità. Buon ELEVEN.

Report ri-parla di Catania, ed è di nuovo emergenza

ct_pal_giustizia_sera.jpgDi tutto e di più. Sembra che Report, trasmissione giornalistica che va in onda su Rai 3, stia diventando la prima fonte di notizie “pesanti” per questa città. Ieri sera un aggiornamento sulla situazione della nostra città ha riportato in tutta la sua urgenza il problema “buco di bilancio”: dopo l’escamotage dei 140 milioni di euro stanziati dal CIPE lo scorso anno, per coprire disperatamene senza dichiarare dissesto finanziario quella voragine di quasi un miliardo di euro che caratterizza i conti del Comune, sembra che ci si debba rassegnare a vedere il volto della nostra città completamente stravolto, pur di fare cassa. In ordine di importanza per l’impatto sulla città, ecco quello che dovrebbe cambiare, senza Piano Regolatore Generale a coordinare la validità delle opere e del loro impatto sulla città e sul suo sviluppo.

  • Il progetto del “Waterfront“, sul lungomare, che cambierà un chilometro e mezzo della passeggiata a mare. Al di là dell’impatto, si rischia di vedere tutto il lungomare chiuso per anni, come lo è piazza Europa per via del “parcheggio” non ultimato, bloccato da una inchiesta giudiziaria.
  • Corso Martiri della Libertà è una “ferita aperta” che ci portiamo avanti da più di 50 anni. Ora, un accordo è stato raggiunto con i proprietari delle aree, e un progetto di massima realizzato, ma si tratta di un accordo senza particolari vantaggi economici per le casse del Comune di Catania. L’unico punto positivo è che una vicenda lunga mezzo secolo sta chiudendo e la città avrà delle strutture fruibili dove ora c’è nulla. Quella negativa, è che per fare questo il Comune ha dovuto anche cedere una scuola modello da sacrificare alla coerenza del nuovo progetto archiettonico.
  • Piazza Lanza e lo Stadio: non si tratta di niente di definitivo, ma c’è un progetto che prevede di abbattere due strutture obsolete come lo Stadio Massimino e il carcere di Piazza Lanza, per far spazio a nuovo palazzi. In zone ad altissima densità di popolazione, non si è trovato niente di meglio?
  • Lungomare Playa, anche qui si prevedono “rivoluzioni” con la costruzione di centri congressi alberghi e chi più ne ha più ne metta…
  • Contemporaneamente a quanto sopra, dovrebbe andare avanti il progetto di “potenziamento” del porto, con la costruzione del Porto turistico che lambirà la Playa, rovinando il paesaggio, e si spera solo quello.

Accanto alle opere, ieri sera in questa puntata su Catania è emersa una vicenda assurda e gravissima: lo stato pietoso degli uffici giudiziari. Il Palazzo di Giustizia di piazza Verga sta letteralmente cadendo a pezzi, con gli archivi allagati e i faldoni di documenti a occupare anche i bagni… L’ex palazzo delle poste era inserito nella lista CIPE delle opere da ristrutturare, con ben 32 milioni di euro, e dopo il restauro doveva andare agli uffici giudiziari. Tutto è fermo, naturalmente, perché quei soldi – mai arrivati – sono stati destinati a ripianare il buco di bilancio. Soldi “virtuali”, un escamotage per non dichiarare dissesto (come ammesso anche dal sindaco Stancanelli), ma i problemi gravissimi della giustizia catanese emersi ieri a “Report” dovrebbero far cambiare la lista delle priorità, e alla svelta.