Valigia di cartone e tetti che crollano: storia di una città complessa

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Oggi, da Nord a Sud, c’è chi manifesta. Sono i precari, che chiedono di mettere fine all’ipoteca sul futuro dei giovani lavoratori. C’è chi poi solidarizza con loro da lontano: sono quelli andati via. Li chiamano “cervelli in fuga”, ma da cosa? “Andare all’estero è un dovere per gli studiosi che aspirano al massimo. Solo che da Catania non si scappa per amore di scienza. Ma perché il lavoro non c’è”. E’ la risposta che dà Stefania Oliveri nella sua videoinchiesta Cervelli oltre lo stretto, pubblicata sul magazine on line Step1 insieme ai lavori di altri colleghi. Tutti visibili in questa pagina-raccoglitore.

Catanesi che studiano o lavorano altrove: magari non più con la valigia di cartone, ma con un biglietto di sola andata, quello di sicuro. Insieme al lavoro della Oliveri, troviamo l’approfondimento di Salvo Catalano sui Catanesi a Milano. Un gruppo davvero numeroso: c’è chi voleva raggiungere il fidanzato e sposarsi, chi cercava lavoro, chi voleva realizzare un sogno. Tutti fuggiti via, verso una metropoli, così diversa dalla città etnea. Ma “in realtà non l’ho scelta”, racconta un catanese sotto la Madunina.

Nell’offerta delle videoinchieste, però, c’è anche altro.

“Non c’è pericolo, sono venuti gli ingegneri. Come tutte le cose poi…”. Una frase in stile catanese, per un atteggiamento molto catanese: Catania è un’area sismica, riconosciuta a livello europeo, ma soprattutto le scuole non sembrano affatto a norma. Crepe sui muri e tetti che crollano: il tutto con bambini e ragazzi dentro a fare lezione. Eppure i soldi per sistemarle c’erano. Che fine avranno fatto? Se lo chiede Federica Motta in Quando la scuola crepa, lavoro sul rischio sismico nelle strutture scolastiche a Catania.

E pare che gli spunti non siano finiti qua. Magari li segnaleremo in una seconda puntata, per continuare ad approfondire “questa città troppo difficile da comprendere se non la si vive sul serio”, per dirla con le parole di Rosa Maria Di Natale, giornalista e responsabile del laboratorio inchieste e videogiornalismo della testata.

[Foto di FasterDix]

Gli italiani più poveri? I catanesi

Dal comune milanese di Basiglio a Mazzarrone in provincia di Catania ci sta in mezzo tutta l’Italia. A dirlo non è solo la geografia. Le due cittadine si trovano al primo e ultimo posto nella classifica del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia basata sulle analisi delle addizionali comunali Irpef, un’aliquota stabilita dai Comuni e calcolata sul reddito complessivo. Reddito dichiarato, s’intende.

Dopo che il capoluogo etneo è stato all’ultimo posto nella classifica della qualità ambientale e 2867188734_07fff27610_m.jpgin fondo al rapporto sulla mobilità sostenibile, i catanesi sarebbero quindi gli italiani più poveri o più furbi. Detto alla catanese.

Tra i due comuni – qui trovate i dati di tutta Italia, riferiti al 2009 – ci sarebbe una differenza di 40mila euro all’anno. Guardando a Catania città, circa 120mila contribuenti producono un reddito medio di 23.370 euro e un totale di poco più di 2 miliardi e 800 milioni di euro.

Una differenza che potrebbe far subito a pensare all’alta percentuale di lavoro nero in Sicilia – e nel Meridione in generale – e all’evasione fiscale. Ma che in realtà deve anche tenere in considerazione i redditi più bassi al Sud e il costo della vità più alto rispetto al Nord.

[Foto di Kekremsi]