Raccontare il Monastero 2012 – Il Bando

800px-Catania_Monastero_Benedettini.jpgL’iniziativa “Raccontare il Monastero” nasce dall’intento di favorire negli studenti un vivo interesse per l’edificio che li ospita, una conoscenza del complesso dei Benedettini, del suo passato e delle sue caratteristiche architettoniche, invitandoli a rapportarsi attivamente con tali informazioni e a farle proprie rendendo la struttura sfondo, ambientazione o protagonista di elaborati artistici di loro creazione.

Il concorso è bandito dalla Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania in collaborazione con la casa editrice Villaggio Maori edizioni.


Il concorso è aperto a racconti in prosa e in versi, ai testi teatrali e ai saggi che abbiano come argomento, protagonista o ambientazione il Monastero dei Benedettini.

Il premio previsto è un viaggio-studio in una capitale europea a scelta dello studente e la pubblicazione del componimento da parte della casa editrice Villaggio Maori edizioni.

Per i requisiti di partcipazione e modalità di consegna visionate qui il bando in versione integrale. 


Casa-università: 20 passi meno costosi ed eco-sostenibili

Nella carriera dello studente universitario etneo le difficoltà non stanno solo nel sostenere gli esami. Lui deve prima arrivarci in facoltà.

Macchine in tripla fila nelle vicinanze dell’ex monastero dei Benedettini. Auto ovunque lungo la circonvallazione. I mezzi pubblici – già poco puntuali di loro – bloccati. Perché non pensare a una (mezza) soluzione? No, magari non la bici, ché nel traffico catanese si rischierebbe di non arrivare affatto. Quella va bene solo per i ciclisti esperti.

A proporre un’alternativa ci ha pensato il Momact, l’ufficio di mobility management dell’università. In collaborazione con l’Atm, ha studiato un’iniziativa per promuovere l’uso dell’autobus urbano tra gli studenti, i autobus_by malevolisco.jpgprofessori e i dipendenti dell’ateneo etneo come scelta più adatta per il tragitto casa-università. Una buona idea in una città come Catania che – ne avevamo già parlato – è risultata 45esima su 50 città nella classifica 2010 dell’Osservatorio sulla mobilità sostenibile dell’associazione Euromobility. Troppe macchine, troppo traffico.

Da domani fino al 30 giugno, invece, chi studia, insegna o lavora all’università di Catania, potrà comprare dei carnet da 20 biglietti orari dell’autobus a un prezzo ridotto: ogni blocchetto costerà 12,50 euro, poco più di 60 centesimi a biglietto anziché un euro. I carnet sono nominali – possono essere quindi usati da una persona soltanto – e saranno a disposizione nei punti vendita Amt di piazza Stesicoro, della Stazione Centrale, di Piazza Borsellino (Alcalà) e all’Ufficio abbonamenti Amt di via Sant’Euplio 168. Per acquistarli, non dimenticate di portare con voi un documento d’identità e uno che attesti la vostra iscrizione all’anno accademico corrente (2010-2011) o la vostra posizione di dipendente dell’università.

Oltre che a risparmiare e fare bene all’ambiente, vi potrebbe anche capitare di vincere. Perché insieme all’iniziativa è stato lanciato un concorso. Ma dovrete conservare i biglietti convalidati: con almeno 50 si parteciperà all’estrazione finale di una bicicletta elettrica a pedalata assistita, di un I-phone con l’app I-Amt – per consultare la mappa delle linee Amt, utile per pianificare i percorsi alternativi dati i soliti ritardi dei mezzi – e un paio di scarpe ergonomiche Mbt. Per partecipare, dovete consegnare tutti i vostri biglietti utilizzati in una busta chiusa al Momact (via A. di Sangiuliano 257) entro il 6 luglio 2011 (ecco il regolamento completo).

Per chi vuole saperne di più, l’iniziativa si chiama Assaggia l’autobus ed è possibile chiedere informazioni al numero 095.7307820.

[Foto di Malevolisco]

Serafino Famà, un avvocato davanti alla violenza mafiosa

LetiziaBattagliaPalermo-1982light.jpg«Catania nel 1995 era una città difficile, intrisa di omertà, paura e accondiscendenza, purtroppo non molto distante dalla Catania di oggi». Così Flavia Famà ricorda quel 9 novembre di 15 anni fa in cui suo padre fu assassinato per ordine della criminalità organizzata.

Un nome, quello dell’avvocato Serafino Famà, che oggi non dice nulla a molti. Un nome che è salito brevemente all’onore delle cronache nel periodo dell’omicidio e che oggi si perde tra quelli delle centinaia di vittime delle mafie. Un nome, ma soprattutto una storia e un esempio, che verranno ricordati domani alle 16 nell’aula A2 del Monastero dei Benedettini, con il convegno Il singolo davanti la violenza mafiosa. Un momento di memoria attiva che riunirà la famiglia, i ragazzi del suo studio, i cittadini. «Perché credo ancora che ci sia una speranza per questa città», spiega Flavia.

Serafino Famà era un noto penalista catanese, difensore di diversi esponenti della criminalità organizzata come Piddu Madonia – ex numero due di Cosa Nostra e boss di Gela – e gran parte della famiglia mafiosa dei Pulvirenti. Un mestiere che svolgeva con passione, convinto che la tutela legale non potesse negarsi a nessuno. Tra i suoi assistiti c’era anche Giuseppe Maria Di Giacomo, boss a capo del clan Laudani, poi diventato collaboratore di giustizia.

Al momento dell’arresto, Di Giacomo era in compagnia della sua amante. Il legale del boss trovava utilissima per la sua scarcerazione una testimonianza della compagna. La donna però era difesa proprio dall’avvocato Famà, che le consigliò di avvalersi della facoltà di non rispondere. Prima di un favore a un collega, prima di piegarsi alla richiesta di un uomo pericoloso, per l’avvocato veniva la sua integrità professionale, che coincideva con l’interesse della sua cliente.

Giuseppe Di Giacomo venne arrestato. Dal carcere ordinò l’uccisione del suo legale che, raggiunto dai sicari, li convinse di come la colpa fosse in realtà dell’avvocato Famà, che non aveva voluto far loro un favore. Così, la sera del 9 novembre 1995, in pieno centro, due giovani killer a volto scoperto avvicinarono l’avvocato Serafino Famà mentre usciva dal suo studio con un collega e spararono sette colpi con una pistola calibro 7,65. Quattro di questi colpirono l’avvocato, morto poco dopo all’ospedale Garibaldi, dove era stato trasportato dal collega.

[Foto di Letizia Battaglia]