Emergenza sbarchi: Berlusconi vola a Catania

Catania si prepara all’arrivo di Berlusconi. In un’atmosfera di certo diversa dalla festosa visita durante la campagna elettorale per appoggiare il suo ex medico e penultimo sindaco della città, Umberto Scapagnini. Il presidente del Consiglio, insieme al ministro degli Interni Roberto Maroni, è volato ai piedi dell’Etna per visitare un possibile centro di accoglienza in provincia di Catania, dopo i quasi mille sbarchi al giorno di cittadini tunisini a Lampedusa.

1222349969_79a32c639a.jpg«Possono sbarcare in 80 mila», ha dichiarato preoccupato Maroni. Nell’ultimo mese sull’isola sono arrivate almeno 5 mila persone, di cui più di 4 mila solo da giovedì a domenica. Nonostante la riapertura del centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa, chiuso da marzo, è emergenza posti-letto. Nel centro siciliano – che potrebbe ospitare meno di mille persone – nelle ultime notti hanno dormito in più di 2 mila.

Berlusconi e Maroni oggi dovranno verificare la possibilità di utilizzo di una struttura a Mineo, in provincia di Catania. Una serie di case di proprietà degli Stati Uniti, che ospitavano i familiari dei militari della base americana di Sigonella.

[Foto di Vito Manzari]

Controllo preventivo sulla stampa: è successo a Catania

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Controllo preventivo sulla stampa. Potrebbe suonare come una misura da Medioevo, ma a Catania ieri è successo davvero.

Alle 16:30 la Polizia è entrata nella redazione di Sud, il nuovo freepress d’inchiesta catanese. E ne è uscita con una copia sottobraccio. Si tratta del primo numero – il numero zero è uscito venerdì 17 settembre – che andrà in distribuzione anticipata oggi. Il provvedimento è stato disposto dalla Procura della Repubblica etnea, dopo una denuncia del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. Insomma, stando alla legge, il numero di Sud potrebbe arrecare un danno grave e irreparabile a un diritto del Governatore siciliano. Così irreparabile che, se davvero ci fosse, agire dopo l’uscita del numero sarebbe inutile.

Ma di che danno si tratta? Qui si aprono diversi scenari. Per la Procura, il problema sarebbe la possibile «divulgazione di atti pertinenti a indagini in corso coperti da segreto istruttorio che, se pubblicati, rischiano di compromettere l’esito di un’inchiesta ancora aperta». Un’indagine che riguarderebbe appunto il presidente Lombardo per concorso esterno in associazione mafiosa.

Lo stesso governatore, dal canto suo, non può dirsi un lettore affezionato della neonata testata. O meglio, la legge con così tanta attenzione che ha già chiesto alla redazione di Sud un risarcimento di 5milioni di euro, per un articolo pubblicato sul numero zero. Si tratta dell’esposto presentato alla Procura dal primario dell’ospedale catanese Cannizzaro, Alberto Lomeo. Il medico, secondo quanto racconta, si sarebbe rifiutato di firmare il referto di un collega che diagnosticava un aneurisma all’aorta al presidente Lombardo. Risultato di una visita che si sarebbe svolta cinque giorni dopo l’indiscrezione del quotidiano La Repubblica su un possibile arresto dello stesso governatore. Notizia subito smentita dai magistrati.

Infine, c’è la posizione del direttore di Sud, Antonio Condorelli: «Il presidente Raffaele Lombardo e gli altri potenti di qualunque colore politico devono rassegnarsi all’esistenza di un nuovo free press senza padrini e senza padroni». Impresa difficile in una città da sempre abituata a confrontarsi con un solo quotidiano – La Sicilia -, un solo editore – Mario Ciancio Sanfilippo -, un solo direttore – «lo stesso, medesimo, in persona», direbbe Camilleri.

[Foto: l’articolo apparso sul numero zero di Sud]