Dalla Spagna al Massimino con furore

panolada_catania.jpgUno sventolio di fazzoletti bianchi, la pañolada. Una protesta silenziosa inscenata dai tifosi del Catania ieri allo stadio Massimino, prima del fischio d’avvio della partita con l’Inter.

Un gesto di dissenso tutto rivolto alla terna arbitrale dell’incontro Roma-Catania del 6 gennaio all’Olimpico. Due gol di scarto, in favore della squadra della capitale, subito contestati come irregolari da tifosi e dirigenti rossazzurri, fino alla sfogo finale del presidente della società etnea Antonino Pulvirenti. «Complimenti, hai fatto una doppietta» ha detto all’arbitro Christian Brighi. La contestazione è costata a Pulvirenti l’inibizione da ogni attività interna alla federazione fino al 31 gennaio.

Una punizione esagerata, secondo i tifosi, che ieri hanno dimostrato solidarietà alla società con la protesta di origine spagnola. Un’azione che gli stessi tifosi nerazzurri conoscono bene, per gli stessi motivi.

Ma che cos’è questa pañolada, presa in prestito dai tifosi nostrani? Nella cultura spagnola, sventolare un fazzoletto bianco può anche avere un significato positivo. Durante una corrida, ad esempio, gli spettatori dimostrano così di aver gradito lo spettacolo e di volere maggiori onori per il torero.

Nel calcio, invece, ecco che arriva la protesta. Ma, al contrario dei tifosi rossazzurri, gli appassionati della Liga – la serie A spagnola -, tirano fuori i fazzoletti bianchi contro la squadra o la società che li ha delusi. Non che gli iberici non se la prendano mai con gli arbitri. In quel caso, però, usano un panno nero: ed ecco, appunto, la pañolada negra.

[Foto: pañolada di biglietti dei tifosi rossazzurri durante una partita con la Roma nel 2008, di CalcioCatania]

C’è anche Catania sul tetto che scotta

unict_etna_chiara rizzica.pngCortei, raccolte di firme e una bandiera che batte Unict in cima all’Etna. Anche gli studenti e i ricercatori del capoluogo etneo manifestano contro la riforma dell’università, approvata ieri sera alla Camera con 307 sì e 252 no. Il centro delle proteste è però il tetto della facoltà di Architettura di Roma. Quel rettangolo di cemento da cui i ricercatori dominano la vista di Montecitorio.

Un tetto che tante volte in questi giorni è stato protagonista di telegiornali e trasmissioni, ma che sembrava tanto lontano. Eppure, sapevate che lassù c’è anche un catanese? I più attenti lo avranno visto lunedì sera, al programma di La7 L’Infedele, condotto da Gad Lerner. Luisa Santangelo, per il periodico online Step1, ci racconta chi è e cosa ci fa là in cima.

Sul treno da Roma Fiumicino a Roma Termini: era lì Gianni Piazza, docente di Scienza  politica e ricercatore alla Facoltà di Scienze Politiche di Catania, quando Step1 l’ha contattato telefonicamente per farsi raccontare la sua avventura nella capitale.

Dal 22 novembre il professore catanese è a Roma, sul tetto della facoltà di Architettura di piazza Borghese, a pochi passi da Montecitorio, diventato il centro della protesta contro il ddl Gelmini, che domani affronterà l’ultima votazione alla Camera. La movimentazione nazionale è partita da quella terrazza, dall’idea della Rete 29 Aprile di occupare i tetti delle università italiane: prima la capitale, poi il resto d’Italia, in una mobilitazione di ricercatori, precari e studenti in prima pagina su tutti i quotidiani nazionali.

[Cliccate qui per continuare a leggere l’intervista a Gianni Piazza]

[Foto di Chiara Rizzica]