Centrale Solare Termodinamica – Accordo Firmato

centrale solare termodinamica, sicilia, catania, energia pulita, risparmio, ambienteMercoledì scorso a Palermo è stata firmata La carta del Sole che sancisce l’impegno a sviluppare il progetto che prevede, tra tre anni, la nascita di una centrale solare termodinamica in provincia di Catania.

Quello della centrale (la prima al mondo di queste dimensioni), è un progetto avanzato da Enel Green Power che sfrutterebbe l’energia solare siciliana per fornire energia pulita a 40 mila famiglie siciliane.

L’impianto da 30 megawatt che costerà 200 milioni di euro, vedrà impegnate 150 persone nella costruzione e un migliaio di operai.
La centrale riuscirà a produrre il 60% di quanto riesce a produrre attualmente una centrale a combustibili e il doppio del solare fotovoltaico.

La scelta per questa centrale sperimentale è ricaduta sulla Sicilia in quanto sull’isola si possono ottenere 2 megawattora l’anno rispetto al 1.6 della media nazionale. Basterebbe un’area di un chilometro quadrato per soddisfare le esigenze elettriche domestiche di oltre 20.000 famiglie.

A firmare l’accordo, Anest (Associazione nazionale per l’energia solare termodinamica) e Fred Sicilia (Forum regionale energia distribuita) insieme al Ministero dell’Ambiente, Confindustria e Fondazione Sicilia.





XIV Settimana della Cultura

settimanacultura.jpgMusei, monumenti, ville, biblioteche, aree archeologiche, archivi storici e siti statali spalancano le porte ai visitatori per la nove giorni mirata a valorizzare i beni culturali del nostro paese.

Per la sua quattordicesima edizione, la Settimana della Cultura dà appuntamento dal 14 al 22 Aprile agli interessati di storia, arte, cultura. 

Per l’iniziativa del Ministero dei Beni Culturali fioccano migliaia di appuntamenti a Catania e provincia e in tutta l’isola con ingresso gratuito o ridotto: mostre, convegni, laboratori, visite guidate, concerti

Qui trovate i siti e le piantine dei musei di Catania.

Qui la brochure delle iniziative della XIV Settimana della Cultura in tutto il territorio siciliano.



Gli italiani più poveri? I catanesi

Dal comune milanese di Basiglio a Mazzarrone in provincia di Catania ci sta in mezzo tutta l’Italia. A dirlo non è solo la geografia. Le due cittadine si trovano al primo e ultimo posto nella classifica del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia basata sulle analisi delle addizionali comunali Irpef, un’aliquota stabilita dai Comuni e calcolata sul reddito complessivo. Reddito dichiarato, s’intende.

Dopo che il capoluogo etneo è stato all’ultimo posto nella classifica della qualità ambientale e 2867188734_07fff27610_m.jpgin fondo al rapporto sulla mobilità sostenibile, i catanesi sarebbero quindi gli italiani più poveri o più furbi. Detto alla catanese.

Tra i due comuni – qui trovate i dati di tutta Italia, riferiti al 2009 – ci sarebbe una differenza di 40mila euro all’anno. Guardando a Catania città, circa 120mila contribuenti producono un reddito medio di 23.370 euro e un totale di poco più di 2 miliardi e 800 milioni di euro.

Una differenza che potrebbe far subito a pensare all’alta percentuale di lavoro nero in Sicilia – e nel Meridione in generale – e all’evasione fiscale. Ma che in realtà deve anche tenere in considerazione i redditi più bassi al Sud e il costo della vità più alto rispetto al Nord.

[Foto di Kekremsi]

48 ore per creare un videogioco

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Due giorni e due notti per creare un videogioco. E’ la Global Game Jam, che da venerdì 28 gennaio a domenica 30 riunirà nell’aula D22 della facoltà di Ingegneria dell’università di Catania studenti, professionisti e semplici amatori.

Siete programmatori, designer, grafici, scrittori o musicisti con la passione dei videogame? Per iscrivervi sul sito c’è tempo fino al 15 gennaio. Alla GGJ non si paga e non si gareggia: si prova solo la creatività collettiva. Che in 48 ore, con gruppi di lavoro in tutto il mondo, farà venir fuori un videogioco completo. Con l’aiuto dei social media e di tutti i moderni mezzi di comunicazione, i partecipanti lavoreranno come in un’unica stanza.

Innovazione e competenza sono le parole d’ordine del gioco. «Chi ha detto che in Sicilia non si possano trovare?», provocano gli organizzatori. Per chi volesse semplicemente dare un’occhiata, durante la manifestazione sarà possibile anche visitare gli stand di alcune aziende del settore, partecipare ai tornei o agli incontri con esperti nazionali sul videogame come realtà industriale e culturale.

Adesso, la curiosità è tutta per il tema comune sul quale dovranno basarsi le creazioni. Cosa s’inventeranno quest’anno?

[Foto di Stéfan]

 

Alla riscoperta della «cuddrireddra»

pistacchio400.jpgIl pistacchio di Bronte e le fagole di Maletto. Altro che i kiwi della Nuova Zelanda del supermercato sotto casa. Sono decine le produzioni agricole siciliane da riscoprire e in tre giorni potremo fare un tour di gusto.

Perché da domani a martedì 13 dicembre a Catania si ripropone il Salone dei prodotti tipici siciliani, quest’anno alla seconda edizione. Una grande fiera con degustazioni, conferenze e contatti diretti con le aziende produttrici: 2mila metri quadrati nel polo fieristico EtnaExpo, all’interno del centro commerciale Etnapolis (in contrada Valcorrente 23 a Belpasso, appena fuori dal centro cittadino).

Il salone ci guiderà tra salumi come il suino dei Nebrodi e le specialità casearie. Dalla pasta e il pane agli ormai famosi capperi di Pantelleria. Senza dimenticare gli ortaggi – esiste altro pomodorino all’infuori di quello di Pachino? – e la frutta, come il melone di Licata. Per arrivare ai dolci, dai più noti a quelli da riscoprire. Un’occasione per inseguire il profumo di cannella della cuddrireddra, il dolce tipico di Delia, in provincia di Caltanissetta. Il tutto innaffiato da vini e oli saporiti. Ovviamente, siciliani.

Ma, tra un boccone e l’altro, alla fiera ci sarà spazio anche per l’approfondimento, con conferenze suddivise in macro-aree tematiche e curate dalla facoltà di Agraria di Catania in collaborazione con Sloowfood.

Scau Studio: in mostra l’architettura sostenibile

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Capita di girovagare per le strade della città e notare mostri di cemento che sembrano mangiare l’aria, la vista e un pezzetto di buonumore di chi guarda. Sarei ingenerosa se dicessi che questo succede solo a Catania, ma nel capoluogo etneo l’abusivismo e la speculazione edilizia dei decenni passati hanno certo deturpato parte del centro urbano e della provincia.

Ogni tanto però qualche buona notizia c’è. A Catania dal 1980 esiste uno studio d’architettura che ha come obiettivo quello di progettare edifici che strizzino l’occhio alla tecnologia, ma anche alla sostenibilità. E’ lo Scau Studio, che tenta di coniugare nei suoi lavori il linguaggio estetico modernista con l’attenzione al contesto ambientale in cui poi questi prenderanno vita. «Alla base di ogni progetto c’è l’equilibrio tra architettura e natura – spiega Angelo Vecchio, il fondatore dello studio – Il nostro lavoro si basa sulla lettura del territorio e la realizzazione in esso di elementi che siano in armonia con la storia e il futuro».

Adesso, parte dei lavori sviluppati da Scau saranno in mostra a Palermo attraverso gli scatti di Giovanni Chiaramonte, fotografo e storico della fotografia italiana. La cornice sarà Palazzo Chiaramonte-Steri, che ospiterà l’esposizione fino al 12 novembre. Progetto e immagine. Scatti di architettura sostenibile vuole essere anche un modo per raccontare il territorio siciliano di oggi utilizzando un linguaggio comune alle due diverse discipline: la fotografia e l’architettura, appunto.

Quello che ne viene fuori è un’immagine diversa della città e del suo hinterland. Non più solo il grigiore di certi palazzoni – che sembrano messi lì solo per far dispetto a qualche antico e apprezzabile edificio appena accanto -, ma anche una Catania con delle oasi moderne e a misura d’uomo.

[Foto: uno dei progetti di Scau Studio, gli uffici Repin ad Aci Catena; di Giovanni Chiaramonte]

Trent’anni di ritratti siciliani in mostra a Catania

2431548584_7ddebda1f7.jpgTrent’anni di storia della Sicilia. Anzi, dei siciliani. C’è tutto questo nelle fotografie di Ugo Macca.

Ritratti siciliani 1980-2010 è una galleria fotografica in mostra a Catania fino al 22 ottobre, al Bruca Studio (in via Bruco 10-12) dalle 17 alle 22. Visi, volti, personaggi incontrati dal fotografo in tre decenni di frequentazione della trinacria.

Persone comuni, ma anche personaggi della cultura e artisti. Un’istantanea della vita degli isolani scattata da chi viene da fuori. E’ questo che rende forse la mostra più interessante.

Il fotografo Ugo Maccà, vicentino di origine, ha reso la Sicilia la sua seconda terra. E in particolare Mistretta, un comune di poco più di 5mila abitanti nel Parco dei Nebrodi, in provincia di Messina. La prima volta che vi è arrivato era proprio l’estate del 1980, punto d’inizio del percorso fotografico in mostra. Uno sguardo quindi, il suo, vicino e lontano al tempo stesso.

O per dirla con le parole di Sebastiano Lo Iacono: in Maccà, la poetica dello sguardo non è mai voyeurismo. E’ poesia che scruta dentro. Non è sguardo sulla superficie delle cose. E’ sguardo che parte da dentro.

Nella mostra a Catania, ad accompagnare la visione delle foto, ci saranno i testi di Sebastiano Mangiameli e le musiche di Nello Tamburello.

[Foto di Rosping]

Controllo preventivo sulla stampa: è successo a Catania

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Controllo preventivo sulla stampa. Potrebbe suonare come una misura da Medioevo, ma a Catania ieri è successo davvero.

Alle 16:30 la Polizia è entrata nella redazione di Sud, il nuovo freepress d’inchiesta catanese. E ne è uscita con una copia sottobraccio. Si tratta del primo numero – il numero zero è uscito venerdì 17 settembre – che andrà in distribuzione anticipata oggi. Il provvedimento è stato disposto dalla Procura della Repubblica etnea, dopo una denuncia del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. Insomma, stando alla legge, il numero di Sud potrebbe arrecare un danno grave e irreparabile a un diritto del Governatore siciliano. Così irreparabile che, se davvero ci fosse, agire dopo l’uscita del numero sarebbe inutile.

Ma di che danno si tratta? Qui si aprono diversi scenari. Per la Procura, il problema sarebbe la possibile «divulgazione di atti pertinenti a indagini in corso coperti da segreto istruttorio che, se pubblicati, rischiano di compromettere l’esito di un’inchiesta ancora aperta». Un’indagine che riguarderebbe appunto il presidente Lombardo per concorso esterno in associazione mafiosa.

Lo stesso governatore, dal canto suo, non può dirsi un lettore affezionato della neonata testata. O meglio, la legge con così tanta attenzione che ha già chiesto alla redazione di Sud un risarcimento di 5milioni di euro, per un articolo pubblicato sul numero zero. Si tratta dell’esposto presentato alla Procura dal primario dell’ospedale catanese Cannizzaro, Alberto Lomeo. Il medico, secondo quanto racconta, si sarebbe rifiutato di firmare il referto di un collega che diagnosticava un aneurisma all’aorta al presidente Lombardo. Risultato di una visita che si sarebbe svolta cinque giorni dopo l’indiscrezione del quotidiano La Repubblica su un possibile arresto dello stesso governatore. Notizia subito smentita dai magistrati.

Infine, c’è la posizione del direttore di Sud, Antonio Condorelli: «Il presidente Raffaele Lombardo e gli altri potenti di qualunque colore politico devono rassegnarsi all’esistenza di un nuovo free press senza padrini e senza padroni». Impresa difficile in una città da sempre abituata a confrontarsi con un solo quotidiano – La Sicilia -, un solo editore – Mario Ciancio Sanfilippo -, un solo direttore – «lo stesso, medesimo, in persona», direbbe Camilleri.

[Foto: l’articolo apparso sul numero zero di Sud]