Il sottosuolo catanese e il rischio sismico

cispa.jpgIeri sera, 25 marzo, al DAU (Dipartimento di Architettura e Urbanistica della facoltà di Ignegneria di Catania), si è parlato del sottosuolo catanese: decine e decine le “cavità”, la maggiorparte delle quali ex cave di ghiara (un materiale argilloso molto usato in passato nelle costruzioni catanesi)  la cui memoria storica oggi si è andata perdendo. Risultato? Negli anni si è costruito sopra a delle vere e proprie voragini, senza saperlo. Il CISPA (il Centro di iniziative e studi per la prevenzione antisismica e dei rischi ambientali) e il CSE (Centro Speleologico Etneo), dopo aver organizzato l’incontro di ieri hanno elaborato una proposta pratica: fare un catasto delle cavità catanesi, per la sicurezza di tutti.

 

Catania città “groviera”? Certamente il capoluogo etneo non è nelle condizioni di città come Napoli o Roma, ma anch’esso presenta un sottosuolo ricco di “vuoti”, caverne, cunicoli e condotte, la cui presenza viene a complicare la sua geologia ed acuisce le condizioni di rischio sismico, specie laddove le cave di rena rossa in disuso, sfruttate una volta anche come rifugi antiaerei, sono oggi sormontate da edifici.

“Ecco perché è urgente realizzare un catasto delle numerosissime ed articolate cavità naturali ed artificiali presenti nel territorio cittadino”, ha proposto Ignazio Di Paola, dottore geologo e componente del comitato direttivo del Cispa, il Centro di iniziative e studi per la prevenzione antisismica e dei rischi ambientali “Giovanni Campo”, nel corso di un incontro che si è tenuto giovedì pomeriggio nella sede del Dipartimento di Architettura e Urbanistica, promosso dallo stesso Cispa in collaborazione con il Centro speleologico etneo, Wwf, Lipu, Stelle e ambiente, Italia Nostra, Cittàinsieme e altre associazioni locali.

“Il nostro intento – ha spiegato il presidente del Cispa, Paolino Maniscalco – è quello di comprendere meglio i rischi a cui è sottoposta la nostra città, ponendo in questo caso l’attenzione sull’esigenza di conoscere le condizioni del sottosuolo di Catania”. Franco Politano, responsabile della speleologia urbana del Cse, ha così condotto per mano i numerosi intervenuti lungo un suggestivo e sorprendente “viaggio” virtuale nel sottosuolo cittadino, partendo dalle Terme achillee nei pressi di piazza Duomo fino alla zona di via Villini a Mare, dove sbocca la cosiddetta “Condotta di cintura”, costruita negli anni ’50 lungo il tracciato dell’odierna circonvallazione e presto abbandonata, in un percorso che si è snodato sotto tutto il centro storico, la Pescheria, la via Plebiscito, l’area della Marina, il quartiere di Cibali e in una parte della periferia nord.

Le immagini, i rilievi topografici e le mappe realizzate dai volontari del Centro hanno restituito il quadro di un territorio fondamentalmente misconosciuto, costellato – all’interno di uno spessore di circa 20-30 metri dal suolo calpestato – di antiche cave della cosiddetta “ghiara” (la rena rossastra utilizzata fino a mezzo secolo fa per gli intonaci degli edifici), pozzi, gallerie, cripte, ipogei, cantine e vasche: “Conosciamo soltanto una piccola parte di queste cavità, appena un’ottantina – ha spiegato Politano -, le altre sono state spesso ricoperte volontariamente, quando non sono state più in esercizio, e inesorabilmente dimenticate: in alcuni casi la loro presenza si intuisce soltanto grazie alla toponomastica. E dire che spesso si trovano proprio sotto i nostri piedi, e talvolta interagiscono anche con le fondazioni di imponenti edifici”. E’ indispensabile, quindi, conoscere le loro condizioni di stabilità, che si immaginano precarie, e in generale le condizioni almeno dei primi 30 metri del sottosuolo cittadino, per effettuare una valutazione quantitativa del rischio e programmare eventualmente interventi di consolidamento e migliorarne così la risposta in caso di un malaugurato evento sismico.