Rivoluzioni di fronte casa, Al Jazeera a Catania

Le rivolte nel mondo arabo. Così vicine, ma così sconosciute. Si combatte proprio di fronte a casa nostra, i cittadini di quei Paesi in fuga arrivano al Porto di Catania o vengono ospitati nel centro di Mineo. Ma quanto ne sappiamo veramente?

Un’occasione per capirci qualcosa è l’incontro di domani con Laith Mushtaq, cameraman e giornalista della tv araba Al Jazeera e collaboratore di Al Jazeera Talk, il blog che ha più coperto – e meglio – le rivoluzioni del maghreb. Mushtaq sarà ospite domani alle 17 nell’aula A1 dell’ex Monastero dei Benedettini (piazza Dante 32), per l’incontro dal titolo Al Jazeera talk – La news room della democrazia. A discutere con lui, oltre al pubblico,

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Laura Silvia Battaglia – giornalista del quotidiano Avvenire -, Fabio Chisari – docente di Storia sociale dei media dell’università di Catania -, i redattori e i tutor del magazine on line Step1, organizzatore dell’incontro.

Durante l’incontro, verrà presentato il video La rivoluzione di Al Jazeera di Salvo Catalano, un’intervista via skype dove il giornalista racconta la sua esperienza con Al Jazeera Talk.

“Non un mezzo, ma un’idea”, spiega Mushtaq. L’idea è nata nel 2007 e oggi raggruppa 144 corrispondenti in tutto il mondo arabo. Giovani, dai 18 ai 35 anni, e non solo professionisti. Nel popolo di Al Jazeera Talk ci sono blogger e comune cittadini con la passione dell’informazione. Proprio durante le rivoluzioni in Egitto e Tunisia, sono stati i milgiori – e in molti casi gli unici – testimoni diretti di quello che stava accadendo. Meglio di loro, insomma, non potrebbe spiegarcelo nessuno.

[Foto: il giornalista di Al Jazeera, Laith Mushtaq, di International Journalism Festival]

A Catania l’oro arancione cresce sugli alberi

arance_by davide restivo.jpgSapevate che le arance, quelle che noi compriamo a due euro al chilo, costano ai commercianti solo 10 centesimi? E perché, se Catania produce ogni anno 5 milioni e 500 mila quintali del prezioso agrume, al supermercato troviamo sempre varietà spagnole o marocchine?

“Spremute al bar costano quanto un aperitivo e i produttori si disperano perché guadagnano poco”. Ma allora chi ci guadagna davvero?

Ce lo spiega Nelly Gennuso nella sua inchiesta Crisi arancione, seconda puntata di approfondimenti su Catania di cui avevamo già parlato qualche giorno fa. Nel suo lavoro per il magazine on line Step1 – che integra quelli dei colleghi – la Gennuso ripercorre tutta la filiera della produzione etnea. Sullo sfondo, le campagne pubblicitarie che fanno delle arance rosse – esclusiva catanese – uno strumento portentoso contro i malanni. Ma che, si sa, come tutti i miracoli è anche un po’ caro.

Sempre sulla città è poi da segnalare un altro lavoro, per chi ama leggere anziché guardare e ascoltare. E’ Case Loro, il dossier curato da Agata Pasqualino sui beni confiscati alla mafia nel capoluogo etneo. La testata on line, insieme a Libera Informazione, ha messo su uno studio accurato sullo stato delle assegnazioni di questi beni. Non tantissimi – sono poco più di 500 – ma che fanno comunque di Catania la quarta città italiana per beni confiscati alla criminalità organizzata.

Ma che fine fanno queste case, garage, terreni, per non dire delle aziende? Dovrebbero essere utilizzati dal Comune, dalla Provincia o dallo Stato, o riassegnati ad associazioni ed enti utili nel sociale. E invece stanno lì a decomporsi. Troppo dissestati per essere riutilizzati e nessuno si cura di ristrutturarli. Oppure, come racconta la Pasqualino nel suo lavoro, dove dovrebbe esserci una caserma dei Carabinieri si vedono ancora i panni stesi di fresco. Colpa della burocrazia o della mentalità? Tra le pagine del dossier c’è già una riposta.

[Foto di Davide Restivo]

Valigia di cartone e tetti che crollano: storia di una città complessa

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Oggi, da Nord a Sud, c’è chi manifesta. Sono i precari, che chiedono di mettere fine all’ipoteca sul futuro dei giovani lavoratori. C’è chi poi solidarizza con loro da lontano: sono quelli andati via. Li chiamano “cervelli in fuga”, ma da cosa? “Andare all’estero è un dovere per gli studiosi che aspirano al massimo. Solo che da Catania non si scappa per amore di scienza. Ma perché il lavoro non c’è”. E’ la risposta che dà Stefania Oliveri nella sua videoinchiesta Cervelli oltre lo stretto, pubblicata sul magazine on line Step1 insieme ai lavori di altri colleghi. Tutti visibili in questa pagina-raccoglitore.

Catanesi che studiano o lavorano altrove: magari non più con la valigia di cartone, ma con un biglietto di sola andata, quello di sicuro. Insieme al lavoro della Oliveri, troviamo l’approfondimento di Salvo Catalano sui Catanesi a Milano. Un gruppo davvero numeroso: c’è chi voleva raggiungere il fidanzato e sposarsi, chi cercava lavoro, chi voleva realizzare un sogno. Tutti fuggiti via, verso una metropoli, così diversa dalla città etnea. Ma “in realtà non l’ho scelta”, racconta un catanese sotto la Madunina.

Nell’offerta delle videoinchieste, però, c’è anche altro.

“Non c’è pericolo, sono venuti gli ingegneri. Come tutte le cose poi…”. Una frase in stile catanese, per un atteggiamento molto catanese: Catania è un’area sismica, riconosciuta a livello europeo, ma soprattutto le scuole non sembrano affatto a norma. Crepe sui muri e tetti che crollano: il tutto con bambini e ragazzi dentro a fare lezione. Eppure i soldi per sistemarle c’erano. Che fine avranno fatto? Se lo chiede Federica Motta in Quando la scuola crepa, lavoro sul rischio sismico nelle strutture scolastiche a Catania.

E pare che gli spunti non siano finiti qua. Magari li segnaleremo in una seconda puntata, per continuare ad approfondire “questa città troppo difficile da comprendere se non la si vive sul serio”, per dirla con le parole di Rosa Maria Di Natale, giornalista e responsabile del laboratorio inchieste e videogiornalismo della testata.

[Foto di FasterDix]

Viaggio al centro di Mineo, tra Sigonella e Catania

In questi giorni la Sicilia è al centro dell’attenzione. Per questioni militari e umanitarie, per una guerra che non si sa se inizia oppure no e per i continui sbarchi di migranti. Non solo a Lampedusa. Proprio oggi, altri due barconi sono arrivati a Catania: uno a Riposto e uno al porto cittadino.

Così diventa sempre più urgente affrontare la questione delle strutture d’accoglienza. Come quella del Residence degli Aranci, in contrada Cucinella, a Mineo – nella piana di Catania – di cui tanto si è parlato e che ha stimolato residence degli aranci_mineo.jpgpersino la visita del ministro degli Interni Roberto Maroni e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Della particolare storia del residence, della sua azienda costruttrice e del rapporto con i militari statunitensi aveva già scritto in un’inchiesta Antonio Mazzeo.

Ma che ne è stato del centro? Funziona? Quante persone accoglie? Ce lo racconta Agata Pasqualino nel reportage «Trentasette chilometri» pubblicato sul magazine on line Step1. Eccovi un anticipazione.

È domenica pomeriggio, piove e fa freddo nelle campagne di Mineo. […] Chiediamo al poliziotto di servizio quanti sono al momento gli immigrati ospitati nel centro e se ci sono stati altri arrivi oltre a quello di tre giorni fa: «Saranno 300-400. Da quando sono qui io, cioè da oggi, non ci sono stati arrivi», risponde. […] Non parlano la nostra lingua, ma Javed si fa capire grazie all’inglese. Ci racconta che nel suo alloggio sono in sei, due in ogni stanza e che gli altri ospiti del campo sono per la maggior parte afgani, iracheni e pachistani, arrivati anche da Crotone. Vogliamo sapere se e chi li ha informati che sarebbero stati portati a Catania. La parola Catania li spiazza, ma appena diciamo Sicilia capiscono. Sono stati informati il giorno prima della partenza da qualcuno – non sanno dirci con quale ruolo – che gli ha detto che sarebbero andati in Sicilia. Chiediamo a Javed come si trova, ci dice che va bene e, indicando estasiato tutt’intorno con un gesto della mano, che il posto e la campagna sono bellissimi.

Qui trovate il reportage completo, che vale davvero la pena di leggere.

[Foto di Rosa Maria Di Natale]

Testimoni di giustizia: scelte normali di persone straordinarie

Sentiamo spesso parlare di «pentiti» di mafia. In pochi però conoscono i «testimoni di giustizia», così diversi dai «collaboratori» – come vengono chiamati i pentiti in gergo tecnico -, ma fino a poco tempo fa confusi dalla stessa legge. I testimoni sono normali cittadini che non hanno nulla di cui pentirsi, perché non hanno mai commesso reati. Hanno solo assistito o ne sono a conoscenza e spontaneamente lo denunciano. Oggi sono 71 che, tra cambi d’identità, paura e soprattutto coraggio, aiutano i magistrati a fare chiarezza, rinunciando alla propria vita normale.

Questo pomeriggio due testimoni di giustizia saranno a Catania per raccontare la loro esperienza. «Storie che non devono scoraggiare», spieganno dall’associazione antimafia Rita Atria – organizzatrice degli incontri -, «ma farci assumere degli impegni e capire il valore della cittadinanza attiva e responsabile». Per incontrarli avremo due occasioni. La prima alle 16.30, alla libreria Selinoon (piazza Vittorio Emanuele III, 8), dove Angelo Greco – avvocato, docente e giornalista – presenterà il suo libro Tra l’incudine e il martello, inchiesta sul mondo dei testimoni di giustizia, proprio insieme a due di loro: Piera Aiello e Ulisse. Più tardi, alle 18.00, nella sala Sebastiano Russo della sede della CGIL (via Crociferi 40) si discuterà della Normalità della Testimonianza sempre con Piera e Ulisse, stavolta accompagnati da Nadia Furnari – dell’associazione Rita Atria e autrice del primo dossier in Italia sui testimoni di giustizia – Graziella Proto, direttrice della rivista Casablanca e toni marcovecchio pittore_by gigi murru.jpgCarmen Valisano, giornalista del magazine on line Step1. Ad accompagnarli sarà l’attrice Daniela Morozzi, autrice di un docufilm sui testimoni di giustizia di cui verrà proiettato in anteprima un trailer di cinque minuti.

Per la sicurezza di Piera e Ulisse, durante gli incontri non sarà possibile fare foto o registrare video né audio. Perché entrambi vivono in località segrete e sono stati costretti ad abbandonare la loro vecchia vita. Un sacrificio per la legalità che ci racconteranno questo pomeriggio.

Piera Aiello è la cognata di Rita Adria, anche lei testimone di giustizia, morta suicida dopo l’omicidio del giudice Paolo Borsellino. Lo «zio Paolo» come lo chiamava, l’unico in cui avesse fiducia. Piera era la moglie di Nicola Atria, fratello di Rita e figlio del boss di Partanna – in provincia di Trapani – Vito Atria. Ma Piera non proveniva da quella cultura: pochi mesi prima che suo marito venisse ucciso davanti ai suoi occhi, nel ’91, aveva provato il concorso per diventare agente di polizia. Da lì all’aiuto alla giustizia con la sua testimonianza il passo è stato brevissimo. Ma sono iniziati anni di carte, burocrazia, paura. Un cambio d’identità, una nuova vita, messa a repentaglio nel 2009 dalla rivelazione del suo nuovo – e segreto – luogo di residenza. E’ stato così che Piera ha anche appreso di non essere più nel programma di protezione. Solo mesi dopo il ministero di Giustizia sarebbe tornato sui suoi passi, conferendole di nuovo lo status di testimone di giustizia e la conseguente protezione.

Un minimo riconoscimento che Ulisse – questo è il suo nome in codice – non è nemmeno mai riuscito a ottenere. Nel ’90 assiste a un omicidio in una stazione di servizio sulla tangenziale di Napoli: è insieme alla moglie e tenta di evitare l’uccisione dell’uomo, ma non ci riesce. E va a sporgere denuncia dai Carabinieri. Ma non sa che il killer che ha denunciato è a capo di una cosca della camorra. Ulisse e la moglie sono soli, nessuna scorta, nessuna protezione, solo minacce. Anni di burocrazia e appelli allo Stato non hanno modificato la situazione. Anche oggi, più di dieci anni dopo, Ulisse ha dovuto cambiare vita da solo, dopo aver perso il lavoro e con la moglie che intanto si è ammalata. A cambiare le cose però potrebbe arrivare tra qualche settimana una sentenza, dopo che Ulisse ha fatto causa allo Stato.

[Foto di Gigi Murru]

Notte rock con My Hometown Catania Night

chitarre elettriche.jpgUna notte molto rock: quattro gruppi live e a seguire dj set. E’ la My Hometown Catania Night, mercoledì alle 21 negli spazi di Zo Centro Culture Contemporanee (Piazzale Asia 6).

Si tratta della serata di presentazione di My Hometown Catania, docufilm sulla scena musicale etnea di cui vi avevamo già parlato. Il dvd, dall’ 8 dicembre in vendita nelle librerie della città (qui la lista), si può anche acquistare on line. Ma perché perdere l’occasione di conoscere le band protagoniste del docufilm e farsi raccontare dall’autore, Marco Pirrello, com’è nata l’idea?

Durante la My Hometown Catania Night, si daranno il cambio sul palco il rock degli Introversia, le contaminazioni elettroniche dei Dossi Artificiali e quelle funk dei Narayan. Senza dimenticare la musica dei Beatles rivista dai Crabs – attivi dal 1964 – e il dj set di Rumori Sound System, il noto duo di dj composto da Antonio Vetrano e Giancarlo JJ Salafia. Tra una nota e l’altra, Marco Pirrello racconterà com’è nata l’idea di un docufilm che ripercorra l’esperienza musicale a Catania dagli anni ’80 a oggi, rivelandoci anche qualcosa sul backstage.

L’ingresso della serata è di 2 euro, oppure di 6 euro con il dvd. L’intero incasso sarà devoluto a Upress, associazione catanese che ha prodotto il docufilm e che sostiene il giornalismo universitario. Chi non potrà esserci, ma non vuole comunque perdersi la serata, potrà ascoltare la diretta su Radio Zammù (in streaming o su 101.00 FM).

[Foto di Thomas Hawk]

Ieri e oggi: la «raggiante Catania» in un docufilm

My Hometown – Catania TRAILER from Marco Pirrello on Vimeo.

 

«I cantanti neomelodici hanno veramente rotto le scatole, diciamolo pure». E’ già pronta la riscossa. Sono le nuove leve del rock etneo che tentano di riportare la città agli splendori del passato, agli anni ’90 della «raggiante Catania» di Carmen Consoli. Sono i protagonisti della scena musicale catanese di ieri e di oggi che Marco Pirrello ci racconta in My Hometown, Catania, docufilm che uscirà a dicembre nelle librerie cittadine, al prezzo di 9,50 euro (in alto trovate il trailer). Un’idea regalo natalizia per gli appassionati della musica, ma anche per chi ama la città. Perché l’incasso della vendita dei dvd andrà a Upress, associazione a sostegno del giornalismo universitario di cui fanno parte il magazine on line Step1 e Radio Zammù. Uno sguardo fresco in un panorama informativo chiuso da sempre a nuove voci.

Il regista di My Hometown, Catania, Marco Pirrello, è un giovane neolaureato e frequenta un corso propedeutico al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Il suo lavoro è però etneo al cento per cento, nato all’interno del laboratorio di Inchieste e Videogiornalismo di Step1. Nel dvd Marco ci condurrà in un viaggio attraverso le realtà di quattro gruppi musicali catanesi e dell’eredità che raccolgono. Un filo rock che ci riporta a figure come quella di uplettro.pngFrancesco Virlinzi, giovane produttore discografico etneo che ha lanciato, tra gli altri, la Cantantessa Carmen Consoli, Mario Venuti e Moltheni. Un ricordo – per chi c’era magari un po’ nostalgico – di momenti in cui Catania poteva permettersi di essere l’unica tappa italiana dei Rem. Altri tempi, altre teste, che adesso giovani come gli Introversia cercano di non farci rimpiangere. Come? Lo scopriremo in My Hometown, Catania.

Io Leggo: letture pubbliche per Catania

io_leggo.jpg«“Io leggo” nasce in un momento di rabbia e sconforto immediatamente seguito altri due sentimenti apparentemente contrastanti con i primi: la forza e la determinazione. Siamo determinate, sì, determinate a far capire che Catania e la Sicilia non sono solo quelle che si leggono sui giornali. Non siamo solo mafia, così come l’Italia non è solo pizza e spaghetti». Queste le parole di Nilde Lemma e Simona Schifano, speaker di radio Zammù e studentesse di Lettere, hanno dato vita ad “Io leggo”, un reading nato dall’esigenza di riaffermare un legame con il territorio e tra coloro che ogni giorno lo vivono, dopo che giovedì scorso Laura Salafia, studentessa di Lettere, è stata ferita nel corso di una sparatoria proprio davanti alla sua facoltà, dopo aver sostenuto un esame.

«Un modo per farci sentire dalla nostra amica Laura in maniera concreta. Ci rende tristi sentire commenti come “Mi vergogno di essere catanese”. Non dobbiamo vergognarci: siamo quelli che dopo solo otto ore dalla sparatoria avvenuta il primo luglio in Piazza Dante eravamo tutti riuniti per manifestare la nostra solidarietà a Laura Salafia”» aggiungono le due organizzatrici di “Io leggo”. Saranno invitati a leggere brani, poesie o messaggi non solo studenti e professori, ma anche professionisti, persone impegnate nel sociale con associazioni come Addiopizzo, Fiumara D’Arte, Caritas Catania, CittàInsieme, Telestradae alcune associazioni studentesche.

Il reading, organizzato con la partecipazione delle Facoltà di Lettere e Filosofia e di Lingue e Letterature Straniere di Catania Radio Zammù, LaMusa, Officine Culturalie Step1 e con il gratuito patrocinio delComune di Catania, si terrà giorno

15 luglio alle ore 19.00 in Piazza Dante.

(via Ustation)

Paul è nativo del Golfo dell’Ognina

paulupuppu.jpgGuardatelo, in tutto il suo splendore: è Paul il polpo, famosissimo esperto di calcio mondiale.

Non notate nulla di familiare nel suo fiero sguardo e nel modo elegante di tenere i tantacoli? Ma certo: Paul è catanese, e per la precisione di Ognina. Una news ANSA diramata al termine dei mondiali chiarisce finalmente quello che in molti avevano notato, e il sindaco “scende in campo” (è proprio il caso di dirlo, trattandosi di calcio) per riportare Paul ai catanesi.

(ANSIA) – CATANIA – Al temine dell’incontro conclusivo dei Mondiali Sudafrica 2010, il Sindaco di Catania, senatore Raffaele Stancanelli, ha dichiarato: “Dopo ricerche disposte in collaborazione tra il Presidente dell’Autorità portuale di Catania, Santo Castiglione, e il Rettore dell’Ateneo, Antonino Recca, è stato appurato che il polpo Paul è nativo del Golfo dell’Ognina di Catania”. Appresa la notizia, l’Assessore regionale al Turismo, Nino Strano, ha assicurato che la Regione siciliana interesserà il Ministero degli Affari Esteri per il pronto rimpatrio del cefalopode indovino, al quale verrebbe destinata un’apposita vasca nella pescheria di Catania per la cui costruzione saranno disponibili i fondi FAS. Una delegazione, guidata dall’ex Assessore alla Cultura del Comune di Catania Silvana Grasso, partirà domani mattina alla volta di Berlino.

(fonte: Step1)

L’Eretico Zambardino a Catania

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Vittorio Zambardino è un “Eretico digitale”, come i vincitori di Eleven Catania che lui stesso ha scelto e premiato al recente Festival del Giornalismo di Perugia.

Blogger e super esperto del web per Repubblica, l’incontro con Zambardino non è un evento “da tutti i giorni”, tanto più che il libro su cui si basa l’incontro è disponibile online in versione integrale, a questo link. L’appuntamento è per mercoledì 19 maggio alle ore 17.00 alla biblioteca Ursino Recupero (Monastero dei Benedettini).

“Media, democrazia e nuovo giornalismo. Il manifesto degli eretici digitali e l’esperimento Eleven Catania” è il tema dell’incontro con Vittorio Zambardino, inviato di Repubblica per il digitale e co autore insieme a Massimo Russo del saggio “Eretici digitali “(Apogeo). L’incontro è organizzato da Step1, Radio Zammù e U press per mercoledì 19 marzo, alle ore 17, nella sala conferenze della biblioteca Ursino Recupero ( Monastero dei Benedettini). Ne discuteranno con l’autore Agata Pasqualino, Roberto Sammito e Carmen Valisano (redattori di Radio Zammù e di Step1) Interverranno gli autori dell’inchiesta collettiva “Eleven-Catania” , vincitrice del primo premio “Eretici digitali” (al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, coordinata da Rosa Maria Di Natale (giornalista e docente a contratto di ‘Giornalismo e Nuovi media’ nella Facoltà di Lingue dell’Università di Catania). Modera il giornalista Gianluca Reale.