Gli italiani più poveri? I catanesi

Dal comune milanese di Basiglio a Mazzarrone in provincia di Catania ci sta in mezzo tutta l’Italia. A dirlo non è solo la geografia. Le due cittadine si trovano al primo e ultimo posto nella classifica del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia basata sulle analisi delle addizionali comunali Irpef, un’aliquota stabilita dai Comuni e calcolata sul reddito complessivo. Reddito dichiarato, s’intende.

Dopo che il capoluogo etneo è stato all’ultimo posto nella classifica della qualità ambientale e 2867188734_07fff27610_m.jpgin fondo al rapporto sulla mobilità sostenibile, i catanesi sarebbero quindi gli italiani più poveri o più furbi. Detto alla catanese.

Tra i due comuni – qui trovate i dati di tutta Italia, riferiti al 2009 – ci sarebbe una differenza di 40mila euro all’anno. Guardando a Catania città, circa 120mila contribuenti producono un reddito medio di 23.370 euro e un totale di poco più di 2 miliardi e 800 milioni di euro.

Una differenza che potrebbe far subito a pensare all’alta percentuale di lavoro nero in Sicilia – e nel Meridione in generale – e all’evasione fiscale. Ma che in realtà deve anche tenere in considerazione i redditi più bassi al Sud e il costo della vità più alto rispetto al Nord.

[Foto di Kekremsi]

Controllo preventivo sulla stampa: è successo a Catania

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Controllo preventivo sulla stampa. Potrebbe suonare come una misura da Medioevo, ma a Catania ieri è successo davvero.

Alle 16:30 la Polizia è entrata nella redazione di Sud, il nuovo freepress d’inchiesta catanese. E ne è uscita con una copia sottobraccio. Si tratta del primo numero – il numero zero è uscito venerdì 17 settembre – che andrà in distribuzione anticipata oggi. Il provvedimento è stato disposto dalla Procura della Repubblica etnea, dopo una denuncia del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. Insomma, stando alla legge, il numero di Sud potrebbe arrecare un danno grave e irreparabile a un diritto del Governatore siciliano. Così irreparabile che, se davvero ci fosse, agire dopo l’uscita del numero sarebbe inutile.

Ma di che danno si tratta? Qui si aprono diversi scenari. Per la Procura, il problema sarebbe la possibile «divulgazione di atti pertinenti a indagini in corso coperti da segreto istruttorio che, se pubblicati, rischiano di compromettere l’esito di un’inchiesta ancora aperta». Un’indagine che riguarderebbe appunto il presidente Lombardo per concorso esterno in associazione mafiosa.

Lo stesso governatore, dal canto suo, non può dirsi un lettore affezionato della neonata testata. O meglio, la legge con così tanta attenzione che ha già chiesto alla redazione di Sud un risarcimento di 5milioni di euro, per un articolo pubblicato sul numero zero. Si tratta dell’esposto presentato alla Procura dal primario dell’ospedale catanese Cannizzaro, Alberto Lomeo. Il medico, secondo quanto racconta, si sarebbe rifiutato di firmare il referto di un collega che diagnosticava un aneurisma all’aorta al presidente Lombardo. Risultato di una visita che si sarebbe svolta cinque giorni dopo l’indiscrezione del quotidiano La Repubblica su un possibile arresto dello stesso governatore. Notizia subito smentita dai magistrati.

Infine, c’è la posizione del direttore di Sud, Antonio Condorelli: «Il presidente Raffaele Lombardo e gli altri potenti di qualunque colore politico devono rassegnarsi all’esistenza di un nuovo free press senza padrini e senza padroni». Impresa difficile in una città da sempre abituata a confrontarsi con un solo quotidiano – La Sicilia -, un solo editore – Mario Ciancio Sanfilippo -, un solo direttore – «lo stesso, medesimo, in persona», direbbe Camilleri.

[Foto: l’articolo apparso sul numero zero di Sud]

Giornalismo a Sud

zorro-giornalista.jpgL’associazione “Lavori in Corso” presenta una giornata interamente dedicata al tema del giornalismo.

Giovedì 17 giugno 2010 – ore 11:00 – Aula A8, ex Monastero dei Benedettini – Catania.

IL PROGRAMMA

ore 11.00 – L’inchiesta di mafia Piero Cimaglia (Lavori in corso) Marco Benanti (Isola possibile) Antonio Mazzeo Pino Maniaci (Telejato) Pino Finocchiaro (RaiNews24) Coordina: Giuseppe Scatà

ore 15.30 – L’inchiesta storica Carlo Ruta Giuseppe Restifo Luciano Granozzi Coordina: Fabio D’Urso

ore 18.30 – L’inchiesta sociale Giovanni Abbagnato (giornalista antimafia) Giovanni Caruso (I Cordai) Massimiliano Nicosia (La Periferica) Rosa Maria Di Natale (Step 1) Coordina: Mirko Viola

Piano Urbanistico Catania Sud

cataniasud.jpgFermento urbanistico a Catania: dopo aver parlato della vicenda del Corso Martiri della Libertà, parliamo dei piani urbanistici per  Catania Sud, e più precisamente della zona della Playa e del porto.

Per la Playa, esiste un Piano Urbanistico Attuativo (PUA) che prevede, nelle intenzioni, la trasformazione di quello che da sempre è l’approdo estivo delle famiglie catanesi in qualcosa di più remunerativo e “spendibile” turisticamente, e non solo nei mesi estivi. Previsti infatti la costruzione di un palazzo dei congressi, di campo da golf, di un cinema multisala, di un “parco del mare”, di un acquario, di campi da tennis e molto altro… Un progetto che teoricamente dovrebbe fare solo bene all’economia della nostra città, migliorando (senza stravolgere la costa come nel progetto per il “Waterfront“) anche per i catanesi che vogliono solo andare a fare un bagno al mare e prendere un po’ di sole la fruibilità della zona.

Come sempre le contraddizioni qui a Catania sono subito evidenti: l’ampliamento del porto, con la creazione di una darsena commerciale con sei ormeggi per ospitare navi fino a 200 m di lunghezza,  con la costruzione di  una banchina di oltre 1 Km e con il dragaggio di 5 metri di fondali. Praticamente verrebbe coinvolta nell’ampliamento del porto anche la zona della Playa da rilanciare turisticamente, in palese contraddizione con gli intenti, teorici, di rilancio turistico della zona.