La cultura in sciopero – Teatro Stabile e Teatro Bellini in subbuglio

sciopero, catania 2012, tagli alla cultura, teatro bellini, teatro stabile, corteo, concerto, prefetturaIn tempo di crisi, a subire tagli è anche la cultura. Nello specifico il Teatro Stabile e il Teatro Bellini nel 2012 si sono visti ridurre il budget del 30% rispetto ai finanziamenti dell’anno scorso.

Una notizia scoraggiante e piena di interrogativi che arriva a stagione inoltrata dove molte compagnie sono in procinto di debuttare. 

Da qualche giorno 600 dipendenti sono in stato di agitazione e proprio ieri lungo la via Etnea, musicisti, attori e tecnici hanno sfilato in un corteo, facendo sentire la propria voce e non soltanto in senso metaforico. I manifestanti infatti, all’altezza di piazza Università, davanti alla Prefettura hanno improvvisato un vero e proprio concerto.

Lo stesso sindaco Stancanelli ha manifestato solidarietà ai dipendenti annunciando un vertice a Palermo, nei prossimi giorni.

Ad intervenire anche il rappresentante Slc Cgil per il Teatro Stabile«Il nostro teatro è uno dei pochi con all’interno un proprio laboratorio di scenografia e con una scuola di formazione per attori professionisti totalmente gratuita. Non si può uccidere una realtà simile».

E infine il professore d’orchestra del Teatro Massimo e segretario aziendale della Cisl«Fin quando la cultura non diventerà il volano d’impegno sociale e di investimenti non andremo mai da nessuna parte».


Sono Calderone e racconto la mafia a Catania, in teatro

 

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Un assassino può suscitare simpatia? A volte sì, se assistiamo alla sua trasformazione, se seguiamo da vicino il travaglio che lo abita e lo riempie di dolore. (D. Maraini)


Antonino Calderone
è stato il primo e ultimo uomo di spicco della mafia catanese che ha deciso di collaborare con la giustizia. Un ‘pentito‘, come si chiamano di solito i collaboratori, che ha affidato a Pino Arlacchi le sue memorie, raccolte nel libro Gli uomini del disonore. Una storia decennale della mafia catanese, fin dalle sue origini. Fin da quando, si diceva, “la mafia a Catania non esiste”. E invece c’era eccome, e la famiglia Calderone la gestiva, prima di essere spazzata via dalla lotta interna con i Santapaola e lo strapotere dei corleonesi.

Adesso il racconto del collaboratore e il libro di Arlacchi vanno in scena in una trasposizione teatrale, curata da Dacia Maraini. La scrittrice, poetessa, drammaturgo – che vede il teatro anche come luogo di informazione su temi sociali e politici – ha prodotto insieme al teatro Stabile di Catania lo spettacolo Mi chiamo Antonino Calderone, in scena fino al 28 aprile al teatro Musco (via Umberto, 312). Ad interpretare Calderone sarà l’attore Pino Caruso.

Una vicenda, quella del collaboratore di giustizia, che riguarda un pezzo di storia della città, ma che è anche personale. Gli omicidi, il codice d’onore interno, i rapporti con i potenti locali, la fuga all’estero, la scelta di “pentirsi”. Tutti elementi che fanno crescere nello spettatore una maggiore consapevolezza culturale del fenomeno mafioso, ma anche del degrado della città. O almeno, nelle parole della Maraini, “è ciò che vorremmo accadesse a un popolo, quello italiano, ancora troppo prigioniero dalla filosofia del ‘tanto non cambierà mai niente‘”.

[Foto: Pino Caruso interpreta Antonino Calderone al teatro Musco, di Teatro Stabile di Catania]

Un presidio per non dimenticare

pippofava_round robin.jpg«Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia». Così Giuseppe Fava diceva nella sua ultima intervista. Quasi una settimana prima di essere assassinato, a Catania, il 5 gennaio del 1984.

Adesso, 27 anni dopo, c’è ancora chi la pensa come lui. Giornalista, scrittore, autore di teatro e pittore. Uomo dalla passione civile, in tre parole.

Per questo, in una Catania sempre più distratta, come ogni anno un gruppo di cittadini si troverà in presidio alle 17 nella via a lui dedicata, di fronte al Teatro Stabile. Dove quella sera è stato raggiunto da cinque pallottole e dove adesso c’è una lapide che lo ricorda.

Subito dopo, alle 18, al Centro Zo (piazzale Asia 6) sarà consegnato il premio intitolato al giornalista. A riceverlo quest’anno saranno sei cronisti calabresi. Esperti d’informazione in un’altra terra difficile e quasi tutti precari.

Insieme alla premiazione, la Fondazione Giuseppe Fava, ha organizzato anche un convegno, dal titolo La mafia dei fatti. A discuterne con il pubblico saranno il magistrato Nicola Gratteri – procuratore aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria e autore di libri sulla ‘ndrangheta – insieme ad Alessandra Ziniti e Francesco Viviano, i due giornalisti del quotidiano La Repubblica che si sono occupati dell’ultima importante inchiesta antimafia siciliana, in cui è coinvolto anche il presidente della regione Raffaele Lombardo.

[Foto: la copertina di
Giuseppe Fava. Lo spirito di un giornale, il fumetto edito da Round Robin che racconta la figura del giornalista]